Sicurezza
La paura del demonio per fare profitto
Per i giudici Mamma Ebe è una truffatrice e mistificatrice. «Farmaci prescritti anche per telefono, condotta superficiale e pericolosa»
Una perseguitata? Non per il tribunale di Pistoia. Tutt’altro: una mistificatrice e una truffatrice. Che, per essere lasciata in pace dalla legge, come suo volere, avrebbe dovuto fare un’unica e semplice cosa: smettere di formulare diagnosi, di prescrivere farmaci, di impartire benedizioni in un contesto del tutto isolato dalla comunità ecclesiale, di sfruttare la fragilità e il sentimento religioso delle persone per un chiaro fine di lucro, indifferente alle estrema pericolosità e superficialità della sua condotta nell’indicare, magari per telefono e con estrema disinvoltura, il dosaggio di un farmaco.
Depositate le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Pistoia (Luca Gaspari presidente, Patrizia Martucci e Daniela Bizzarri giudici a latere) ha condannato, lo scorso 17 gennaio, Mamma Ebe, al secolo Gigliola Giorgini. Punto per punto, il presidente Gaspari ha spiegato le ragioni per le quali il collegio ha ritenuto colpevole la “Santona del San Baronto” delle imputazioni a lei contestate, mettendo in luce e stigmatizzando la pericolosità dei suoi comportamenti per la salute stessa delle persone malate che le si rivolgevano in cerca di aiuto, spinte dal sentimento religioso.
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