Sicurezza
I giovani riscoprono i mestieri dei nonni
Contadini, allevatori, pastori: la parola alla nuova generazione di imprenditori agricoli della montagna
MARCELLO. Fare agricoltura in montagna piace ai giovani. La vivacità nel settore primario, osservata da Coldiretti in tutta la provincia, spicca sull’Appennino pistoiese in contrasto con l’esodo verso la piana delle attività industriali. Tanti sono i casi di giovani che, in barba alla crisi, decidono di rimanere in montagna per impiegarsi in un’azienda agricola propria o altrui. «I giovani della montagna pistoiese danno un’ottima risposta al mondo dell’agricoltura – spiega Francesco Sossi, direttore di Coldiretti Pistoia – speso c’è il passaggio di testimone di padre in figlio, ma non mancano i giovani che aprono un’azienda in proprio. C’è volontà di fare impresa e di autoaffermarsi. Un segno di grande dinamismo».
Molteplici sono i fattori di spinta. Gli under 30 vedono nell’impresa agricola uno sbocco professionale corretto per fare reddito ed affermarsi a livello personale e professionale. In montagna resta prevalente l’allevamento ovino e bovino in cui si è assistito ad un accorciamento della filiera: sempre più allevatori trasformano latte e carne per la vendita diretta al consumatore finale. Il risultato? Meno passaggi e più guadagno per il produttore.
Paolo Ricci, 21 anni di Cutigliano, ha fa il pastore proseguendo la tradizione di famiglia.
«Sono nato in questo lavoro – spiega – mia mamma Luana, titolare dell’azienda La Buca, alleva pecore e fa formaggio, mia sorella l’aiuta nell’attività casearia. Ho lavorato da lei per la parte di lavoro in stalla, come la mungitura e la pulitura degli animali, e nei campi coi mezzi agricoli. Da poco ho messo su la mia azienda ai Taufi del Melo. Sacrificio? Ne sentirei di più ad una scrivania o in fabbrica. Ci si sveglia presto al mattino e dopo cena ho ancora due ore di lavoro nella stalla. Tutto sta nel sapersi organizzare e non si rinuncia ad uscire con gli amici».
In voga anche le attività legate al bosco: dal taglio e sfruttamento del legname, alla raccolta e trasformazione dei prodotti del sottobosco, garanzia per un corretto ricambio generazionale a presidio del territorio. Il 25enne Gregorio Pistolozzi, da 4 anni taglia legna, produce tronchi da segheria e coltiva patate nella sua azienda del Melo. «Fin da bambino ho sempre amato stare nel bosco – racconta – non cambierei il mio lavoro. Una giornata tipo? Ieri ho vangato la terra, lunedì ero a tagliare il bosco alla Doganaccia».
Altro incentivo alle imprese giovani sono i vari bandi di finanziamento della Regione, come il progetto Giovani Sì cui hanno aderito 634 under 30 da tutta la Toscana. Maurizio Landini, 27 anni dell’Abetone, ha studiato agraria, fa il maestro di sci in inverno e produce miele e fragole nel resto dell’anno.
«Ho aperto l’azienda Fragoland nel 2009 grazie ad un progetto di Arsia, Comunità Montana e Università di Firenze per i coltivatori di piccoli frutti in montagna – spiega – Iniziai con 1000 piante, adesso ne ho 15mila e rifornisco molti negozi locali. Sono stato più volte ad imparare in Val Martello dove sono specializzati nella coltivazione dei fragoloni. Presto chiederò il marchio Bio e amplierò l’apicoltura che è la prosecuzione dell’attività casalinga di mio nonno. I miei clienti apprezzano ancor più i miei prodotti quando leggono in etichetta che provengono da Abetone».
Insomma, sempre più i giovani riscoprono i mestieri dei loro nonni e bisnonni.
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