Sicurezza
«Rispetto per chi applica la legge anche se sgradita»
Ma il comandante provinciale dei Carabinieri Fabrizio Volpe richiama tutti coloro che lavorano nel pubblico ad essere sempre al servizio del cittadino
PISTOIA. Servitori dello Stato e, quindi, dei cittadini. Questo sono i carabinieri. E come loro, tutti coloro che appartengono allo Stato, che operano, in un modo o nell’altro, nel pubblico, investiti di un incarico o di una funzione pubblica. Ma al contempo, il cittadino, oltre a pretendere rispetto, deve sempre tener presente che ciò che fanno questi loro “servitori” è adempiere al proprio dovere di applicare la legge, anche se sgradita o perfettibile. E per questo, anche in un momento di difficoltà economica come questo, non si può prescindere dal rispetto nei confronti di chi fa il proprio dovere.
Un riferimento probabilmente anche ai tanti episodi di violenza che recentemente hanno avuto come bersaglio enti pubblici del nostro Paese quello fatto dal comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Fabrizio Volpe, nel suo discorso, ieri in occasione della festa dell’Arma. Un invito, il suo, a una maggiore consapevolezza di essere “servus”, rivolto a coloro che lavorano nel pubblico. Ma anche ai cittadini di «avere coscienza che ciò che fanno i suoi servitori rappresenta l’adempimento di un dovere». «E per quanto – ha aggiunto – il servizio dell’operatore pubblico possa, e, soprattutto, debba essere improntato al rispetto , all’umanità e al buon senso verso ci si trova al di là di una scrivania, di un bancone o di una vetrata, non bisogna dimenticare che, comunque, alla fine, adempie a un dovere: quello che discende dalla legge. Non ci sono, per chi le deve applicare, leggi buone o leggi cattive, solo la legge. Anche quella perfettibile, il cui rispetto è indispensabile. Quindi, anche in un momento di obiettive difficoltà congiunturali come questo, al di là della legittimità di una protesta, garantita dalla Costituzione, non si può prescindere dal rispetto verso coloro che fanno il proprio dovere, per quanto questo possa essere motivo di disagio o di sconforto per il destinatario della norma. Ci sono sedi opportuni e diritti garantiti per far valere la propria ragione, anche per migliorare la legge».
Il colonnello Volpe ha poi accentrato l’attenzione su quelli che sono i doveri dei carabinieri in particolare nei confronti di chi subisce un reato.
«Il nostro è servizio al cittadino e, soprattutto, a quel cittadino che, suo malgrado, diventa vittima. Di vittime di reato ne vediamo tante. Cerro, eventi e situazioni eclatanti determinano attenzioni e sensibilità di pari livello, e alle relative vittime vengono poi assicurate tutele più o meno adeguate. Ma, generalmente, quello che vede il carabiniere è il quotidiano: il furto in casa, la violenza sulle cose, l’invasione del privato. Se si esclude quella che, qualche volta, può garantire un carabiniere, con una parola di conforto, un intervento presso una banca per bloccare una carta di credito o la ricerca di un fabbro per riparare una serratura, per la vittima non c’è tutela adeguata. Assicurare diritti e condizioni di vita dignitose per i detenuti, presunti colpevoli e condannati, rappresenta la differenza tra una nazione civile e un Paese arretrato. Garantire tutele adeguate alle vittime di reato costituisce un imperativo etico che misura l’attenzione, la solidarietà, la considerazione verso l’uomo».(m.d.)
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