Toscana
Il Comune rimane da solo a pagare la stangata del Pip
Dodici milioni di risarcimento erano troppi, la Cassazione impone il ricalcolo ma decide una volta per tutte che Esselunga non dovrà sborsare nulla
Una notizia buona e una cattiva riportano di attualità l’annosa vicenda del Piano di insediamenti produttivi mai realizzato in via Erbosa. Qui dovevano sorgere un centro commerciale Esselunga e un piano di insediamenti produttivi (Pip). La prima è che la Corte di Cassazione ha rinviato tutto il dossier ai giudici di appello di Firenze, che dovranno ricalcolare la cifra da versare ai tre proprietari: le sentenze del 2009, che riconoscevano appunto un risarcimento totale di circa 12 milioni di euro, sono viziate da un “evidente errore logico-aritmetico”. Non si sa a che cifra approderà il ricalcolo, ma in Comune si spera almeno in un dimezzamento della somma. La seconda novità, però, è negativa per Palazzo di Giano: la stessa Corte di cassazione, alla quale lo stesso Comune si era rivolto, ha chiarito una volta per tutte che la maxi-stangata dovrà sostenerla il Comune da solo e non in tandem con Esselunga, come sperava l’amministrazione.
Ora la palla passa di nuovo alla Corte di appello di Firenze: poche settimane fa sono arrivati gli atti di citazione dei tre proprietari espropriati (per la cronaca: Pierangelo Frosini, Maura Franceschelli e la società Baroncelli snc) e Palazzo di Giano ha ovviamente deciso di costituirsi.
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