Toscana
I negozi aperti nei festivi dividono i commercianti
A favore Gianni Brunetti: «Sto al passo coi tempi, ma siamo ancora in pochi» Contraria Belinda Bonechi: «In giorni come questo dovremmo tenere chiuso»
PISTOIA. È scontro tra i commercianti del centro sulle aperture nei giorni segnati in rosso sul calendario. Soprattutto su quelli, come oggi, che parlano di feste nazionali, di ricorrenze tradizionalmente omaggiate con le saracinesche abbassate.
La liberalizzazione di orari e aperture concessa dai decreti del governo Berlusconi (prima) e del governo Monti (a Natale) cambia le carte in tavola. Oggi, 2 giugno, festa della Repubblica italiana, tanti negozi del centro saranno aperti al pubblico. Una scelta che riaccende la polemica tra gli esercenti.
«Nel corso della riunione organizzata lunedì sera da Confcommercio - spiega Belinda Bonechi, titolare di Intimo Belinda, in via Carratica - è stata ribadita la necessità di avere un orientamento comune».
E quale sarebbe? «Quello - risponde - di tenere chiuso nelle festività segnate in rosso sul calendario». 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto etc.
Bonechi elenca un gruppo di colleghi che, come lei, oggi faranno festa: «King, Le Dive, Capelli Mania, il negozio di ottica in via Carratica». Le festività sono dedicate al riposo e alla famiglia, è la presa di posizione
A poche decine di metri di distanza, in piazza della Resistenza. Filippo Nesti, titolare del negozio di abbigliamento Baldino, ha fatto la scelta opposta. «È sabato, crediamo possa essere un giorno interessante per le vendite».
Non si può, insomma, tenere chiuso di sabato. La legge lo consente e il periodo è troppo critico per perdere occasioni. Se Bonechi lamenta la mancanza di unità in una direzione (tutti chiusi) Filippo Nesti e Gianni Brunetti, titolare del Centro Sport di via Cino, sognano identità di vedute nella direzione opposta. «Lavoro - afferma Brunetti - perché voglio essere al passo coi tempi. Tengo aperto oggi, tutto il giorno, e anche domani pomeriggio».
Brunetti è convinto della sua scelta (il Centro Sport è uno dei pochi negozi che non chiude all’ora di pranzo), ma anche consapevole che appartiene a una minoranza: «Siamo pochi - riconosce - I risultati non ci danno ragione, noi commercianti dovremmo essere più coesi».
Sulle spalle un inverno con poche vendite e una primavera altrettanto avara di soddisfazioni. «Non possiamo perdere il sabato, le vendite primaverili sono andate male», dice Enrico Ciardi, presidente provinciale di Federmoda. «Non abbiamo riassortito il negozio. I consumi sono calati, anche per la primavera anomala e fredda».
Quindi un sabato con le vetrine ben in mostra, e per molti anche una domenica, cogliendo l’occasione del mercato straordinario degli ambulanti dalle 8 alle 19.
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