Sicurezza
Evasione, condannati i due fratelli Giusti
Pene di 3 anni e 5 mesi (con condono) ai due noti imprenditori dell’edilizia colpevoli di false fatturazioni e documenti di trasporto alterati
Da una parte, elementi passivi gonfiati attraverso fatture per operazioni inesistenti, dall’altra attivi ribassati tramite un costante ricorso a documenti di trasporto della merce venduta modificati, così da poter fatturare di meno. Condannati per evasione fiscale i fratelli Franco e Giancarlo Giusti, tra i più noti imprenditori della nostra provincia che operano nel campo dell’edilizia.
Il giudice monocratico del tribunale di Pistoia, Luciano Costantini, li ha ritenuti colpevoli di alcune della accuse mosse loro dalla procura al termine di una minuziosa indagine condotta (sotto la direzione del pm Giuseppe Grieco)dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza sulle dichiarazioni dei redditi relative agli anni 2003-2007. Concesse le attenuanti generiche (visto che i due imprenditori si sono già messi in regola con l’Agenzia delle entrate pagando quanto dovuto), Franco e Giancarlo Giusti sono stati condannati a 3 anni e 5 mesi di reclusione per la violazione degli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 74 del 2000.
Per via dell’indulto successivo all’epoca dei fatti, 2 anni e 8 mesi sono stati dichiarati estinti, mentre i reati contestati per il periodo antecedente il 2004 sono stati dichiarati prescritti. Estinte anche le pene accessorie: interdizione per 2 anni dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; incapacità di contrattare per 2 anni con la pubblica amministrazione; interdizione per 3 anni dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria; interdizione perpetua dall’ufficio di componente delle commissioni tributarie.
Entrando nel dettaglio, Franco e Giancarlo Giusti erano accusati di aver indicato nelle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2003, 2004, 2005 e 2006 elementi passivi fittizi avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti pari, rispettivamente, a 239mila, 440mila, 444mila e 377mila euro.
Quindi, erano accusati di aver evitato di fatturare imponibili per 1 milione e 85mila euro nel 2004, 1 milione e 50mila euro nel 2005 e 964mila euro nel 2006 modificando al ribasso i documenti di trasporto rilasciati ai clienti che acquistavano la merce da loro.
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