Sicurezza
«La dogana non va soppressa»
Dura lettera congiunta Provincia-sindaco di Montale
MONTALE. Lettera congiunta della presidente di Provincia e dal sindaco di Montale alla direzione interregionale delle Dogane contro l'ipotesi di soppressione della sezione operativa montalese. Anche il consiglio provinciale si è schierato compatto in difesa della Dogana locale. In risposta alle sollecitazioni inoltrate però, consiglieri e giunta provinciale hanno ottenuto soltanto un silenzio assordante. La richiesta d' incontro urgente avanzata lo scorso 4 aprile dalla presidente Federica Fratoni non è stata ancora accolta dall'Agenzia delle Dogane. Neppure dalla direzione interregionale per la Toscana hanno accettato l'invito.
Passata in sordina anche la mozione presentata dalla consigliera Pd Marianna Menicacci contro l'ipotesi di soppressione. Il documento è stato approvato all'unanimità dal consiglio provinciale. «Un comportamento anomalo quello mostrato dagli organi periferici dello Stato» commenta l'assessore all'industria e all'artigianato Paolo Magnanensi. Non sono bastate né le richieste formali di incontro né le prese di posizione votate in assemblea pubblica: finora sia la direzione centrale che quella interregionale delle Dogane hanno dato forfait alla Provincia. Dal palazzo di piazza San Leone annunciano battaglia.
«Vogliamo portare la questione all'attenzione del Parlamento» spiega Magnanensi. La presidente, insieme al sindaco montalese David Scatragli, intanto ci riprova con una lettera a doppia firma. La Fratoni già ad aprile, di fronte a un'eventuale soppressione della sezione, aveva parlato di «gravissime conseguenze». La dogana, aveva precisato, svolge, tra le altre cose, anche un importante e prezioso servizio a tutela della collettività come il controllo delle norme sanitarie e la corretta applicazione del "Made in". A fare le spese di un'eventuale chiusura, giustificata dall'Agenzia nell'ottica di una riorganizzazione generale del servizio mirata alla razionalizzazione delle risorse, saranno gli operatori del territorio costretti alla trasferta pratese e a un aumento di costi in una situazione già critica, oltre ai 10 operai dell'indotto.
Pistoia inoltre sarebbe l'unica provincia in Toscana senza una sezione operativa sul territorio, e la seconda in ambito nazionale. Il personale infine dovrebbe essere trasferito negli uffici dell'Interporto di Prato: «struttura a carattere privato, non raggiunta dal trasporto pubblico e dichiarata sede disagiata dagli stessi dipendenti» spiegano dalla Cgil. Tempi previsti per la chiusura e conseguente risparmio – ammesso che ci sia, lasciano intendere dalla Camera del lavoro - sono ancora avvolti nell'incertezza e nel silenzio. (b.f.)
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