Sicurezza
Blitz in cinque campi nomadi, 18 arresti
Al momento sono 17 i furti al centro delle indagini, avvenuti tra gennaio e marzo scorsi. 15 arresti a Pistoia, due a Prato e uno a Grosseto
Un’impresa familiare i furti in casa o su auto: è quanto emerge da un’indagine della squadra mobile di Pistoia, coordinata dal pm Claudio Curreli, che oggi ha portato a perquisizioni in 5 campi nomadi a Pistoia, Prato e Grosseto e a 18 arresti in esecuzione di misure cautelare nei confronti di persone di etnia rom e sinti, oltre a una misura dell’obbligo di firma. Per la polizia «intere famiglie erano dedite sistematicamente alla realizzazioni di furti.
Sin dal mattino iniziava la ricerca degli obiettivi da colpire e spesso all’azione partecipavano marito moglie e figli». Al momento sono 17 i furti al centro delle indagini, avvenuti tra gennaio e marzo scorsi nelle province di Pistoia, Prato e Firenze. Nel corso dell’inchiesta, spiega ancor la squadra mobile pistoiese diretta da Antonio Fusco, è stato anche individuato un italiano ultrasettantenne, residente a Prato, che sarebbe stato «un importante punto di riferimento per la ricettazione dei preziosi» e sono stati recuperati circa 1,4 kg di oro costituito da 400 monili e 82 orologi da taschino, oltre a centinaia di piccole pietre preziose.
I campi nomadi perquisiti - con un’operazione coordinata dal Servizio centrale operativo che ha visto impegnati 150 poliziotti della questura di Pistoia, delle squadra mobili delle altre province toscane, del Reparto prevenzione crimine Lazio-Sezione di Firenze, della polstrada pistoiese, del Reparto mobile di Firenze, oltre a un elicottero - sono due a Pistoia, uno a Buggiano, uno a Montemurlo e uno a Grosseto: trovati orologi, monili e altro materiale di sospetta provenienza. La maggior parte degli arresti è stato effettuata a Pistoia (15), due a Prato (di cui uno ai domiciliari) e uno a Grosseto.
Secondo la polizia dalle intercettazioni telefoniche effettuate emerge anche un «sintomatico livello di impunità percepito» dagli arrestati: parlando con parenti e conoscenti all’estero li invitavano «a raggiungerli perchè qui girano i soldi e tutti rubano».
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