Apre il bar ristorante Il Mammolo
I nuovi gestori ridanno vita al “Botteghino”, chiuso da tempo
MARCELLO. Quando in tempi di crisi economica come quelli che stiamo vivendo apre una nuova attività commerciale, mentre molte chiudono i battenti, c'è da levarsi tanto di cappello per una scommessa che potrebbe apparire sulla carta proibitiva. I tre nuovi gestori del ristorante "Mammolo" sono motivati e non hanno nessuna paura del futuro. L'inaugurazione della pizzeria-ristorante con attiguo bar, avverrà domani alle 16 con un rinfresco offerto a tutti coloro che saranno presenti. Poi il lavoro vero e proprio decollerà lunedì 21 sin dalle prime ore del mattino con il servizio bar. I nuovi gestori del locale storico che si trova nella parte ovest del paese di San Marcello, proprio all'inizio dell'abitato, sono la trentunenne Moira Nesti, Lorenzo Matucci e Finalba Lombardelli. Gestiranno un locale che negli anni ha sempre cambiato nome, di volta in volta modificato per far posto al gestore di turno. Per tutti gli abitanti di San Marcello il bar Ristorante "Il Mammolo" nome che nasce dalle iniziali di Mamma Finalba, la cuoca del gruppo, Moira e Lorenzo, era chiamato il Botteghino, un locale che ha aperto i battenti sin nel lontano secondo dopo guerra e che per anni è stato il ritrovo una certa classe operaia del tempo con interminabili partite a carte. Era uno dei ritrovi e centro di aggregazione per il dopo lavoro di San Marcello sin dal 1947. Nei piani superiori del bar pizzeria ristorante ci sono anche camere che per il momento non saranno aperte, ma quello che più conta ai nuovi gestori è di vincere la scommessa lavorativa e di proseguire nel tempo con questo lavoro. Moira Nesti è stata per anni presidente dell'Ora d'Aria, una associazione culturale che ha gestito anche lo Chalet Giardino, area ex Maeba (anni 2005 -06) e su questo aspetto non trascurabile il Mammolo " rischia " di diventare un luogo di ritrovo per i giovani della zona. «È davvero una scommessa e spero sia anche vincente. Abbiamo voglia di lavorare, siamo del posto e siamo conosciuti – racconta Moira – Ci crediamo, ci siamo rimboccati le maniche per poter lavorare». (a.s.)
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