Italia
Una nuova polemica su Equitalia: «Avvisi per casi prescritti»
Sono migliaia in tutta Italia secondo l’Aduc: «I termini sono ampiamente scaduti, ma ci provano». Ecco cosa fare
PISTOIA. Migliaia di avvisi bonari che invitano a pagare quanto prima una serie di pendenze del contribuente verso il fisco. Gli avvisi sono di Equitalia, ancora nell’occhio del ciclone, e diversi casi sono stati segnalati anche alla nostra redazione. Per voce del suo presidente , Vincenzo Donvito, prende posizione l’Aduc, l’Associazione diritti utenti e consumatori, che ha sede a Firenze.
«Diciamo che ci provano. Forse è anche comprensibile. A dare noia è lo stile, come al solito. Quel tono quasi minaccioso delle missive con cui si invitano a saldare pendenze non più dovute».
Perché quei pagamenti, spiega Donvito, sono ormai prescritti. «Equitalia sta mettendo a posto i propri archivi: a fine anno smantella tutto, non potrà più agire per conto delle pubbliche amministrazioni locali, che dovranno valersi direttamente nei confronti dei presunti debitori. Se pur va reso onore al tentativo di riscuotere presunti crediti dell’amministrazione, questi avvisi sono lo specchio di una gestione cialtrona. Di chi non è in grado di rispettare tempi e modi delle proprie leggi per esigere il dovuto, alimentando il contenzioso, e quindi i costi dello Stato e dei singoli contribuenti».
Vediamo perché. «In tutti i casi presi in visione dall’Aduc si tratta di somme ben oltre i termini della vigente normativa sulla prescrizione. Richieste per le quali il contribuente non è formalmente più tenuto a conservare documentazione». Ecco quindi avvisi di pagamento per multe al Codice della Strada comminate a metà degli anni ’90, che la lettera dice essere state notificate nel 2000 (prescrizione 5 anni); bolli auto del 1993, la cui insolvenza sarebbe stata notificata nel 2001 (prescrizione 4 anni); tasse dei rifiuti del 2000 la cui insolvenza sarebbe stata notificata nel 2001 (prescrizione 5 anni), ecc.
Viene chiesto di pagare “quanto prima” per “collaborare” con il fisco. «Nonostante il tono minaccioso (“se non adempie procederemo con esazioni forzate” e frasi simili, spiega Donvito) sono avvisi che quasi sempre non avranno un seguito. Ma se al primo atto dovesse seguire una cartella esattoriale, il contribuente dovrà ricorrere all’autorità per farsi cancellare la pretesa.
L’avviso bonario, ricorda il presidente Aduc, non ha valore: «È necessario attendere la cartella esattoriale. Una volta ricevuta, la si impugna davanti al giudice di pace se si riferisce a un fatto caduto in prescrizione. Attenzione - avverte - la prescrizione deve essere reale. Invitiamo a recarsi da chi ha emesso la sanzione, ad esempio la Polizia municipale, e farsi stampare una relata di notifica, con tutti la cronistoria dell’atto, per verificare che altri atti collegati al primo non siano stati inviati successivamente, abbattendo i tempi di prescrizione».
Una volta appurato che la prescrizione è reale le soluzioni sono due: dirigersi in un ufficio Equitalia e sentire la disponibilità del funzionario a procedere con un annullo d’ufficio, o rivolgersi al giudice di pace. «Contestualmente al deposito, il contribuente può richiedere, in caso di accoglimento del ricorso, che il giudice condanni la controparte al rimborso del contributo unificato di 37 euro».
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