Il Tirreno

Pistoia

«Sto alla cassa ma la paga è da scaffalista»

«Sto alla cassa ma la paga è da scaffalista»

Storie di lavoratrici precarie: nella grande distribuzione, nella pubblica amministrazione, nel privato

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PISTOIA. Quarant’anni, sposata senza figli, una vita nel legno-arredamento e gli ultimi tre anni trascorsi con contratti a tempo determinato nella grande distribuzione.

Paola Carradori, 43 anni, un figlio di 18 mesi a carico, precaria della pubblica amministrazione dal 2002.

Sandra Romani, 54 anni, una figlia prossima alla laurea, trent’anni da impiegata fino alla chiusura dell’azienda e ora qualche supplenza grazie al diploma di maestra, e nessuna chance, al momento, di ritrovare lavoro.

Sono le storie della precarietà raccontate nella sala stampa della Cgil di via Puccini.Non è un caso che si tratti di donne, e di età compresa tra i 40 e 55 anni. Sono le più colpite dalla crisi, quelle che hanno maturato una professionalità specifica in un settore e che ora non riescono a trovare nuovi sbocchi per arrivare alla pensione.

«Dopo la chiusura del mobilificio - racconta la prima lavoratrice, che preferisce restare anomina - ho avuto diversi contratti a termine nella grande distribuzione. Pensavo di avere qualche possibilità, anche di assunzione part-time, ma sono passati 30 mesi e di stabilizzazione non c’è traccia. Non solo, recentemente sono stata chiamata per lavorare 10 ore la domenica con un contratto di sesto livello».

Che significa, spiega Luisella Brotini, della Filcams, un inquadramento da scaffalista e inventarista, inferiore alle mansioni svolte (cassa e vendita). «Solo ad aprile - dice - siamo riusciti ad ottenere da questo marchio della grande distribuzione il passaggio ad una remunerazione di quinto livello. La liberalizzazione viene fatta risparmiando sui costi del personale, che spesso è anche precario».

Paola Carradori lavora dal 2002 al centro per l’impiego. «Siamo in 40 in provincia - spiega - Abbiamo iniziato oltre dieci anni con contratti di collaborazione rinnovati tramite bando pubblico. Nel 2008 abbiamo partecipato ad un concorso che ha portato al nostro inserimento. Ma siamo pagati con fondi sociali europei, e la Provincia, anche volendo, non avrebbe le risorse per stabilizzarci. Per sette di noi i contratti scadono a breve, per gli altri 33, nel 2015. Non sappiamo cosa sarà del nostro futuro».(t.g.)

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