Il dolore
Chiesti otto e sei anni per le due maestre
Cip Ciop, la requisitoria del pm: più grave la posizione di Anna Scuderi rispetto a quella di Elena Pesce
PISTOIA. Otto e sei anni di reclusione: queste le richieste avanzate, al termine della sua requisitoria, dal pm Silvio Franz per Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, le due maestre accusate di aver maltrattato i bimbi dell’asilo Cip Ciop di Pistoia. Le due maestre, che ieri non erano presenti in aula, furono arrestate il 2 dicembre 2009 con l’accusa di maltrattamenti in concorso continuati su minore.
La requisitoria davanti al gip Roberto Fucigna, è durata circa un’ora: il pm ha preferito riassumere a grandi linee la sua tesi accusatoria per poi consegnarla integralmente al giudice in una memoria scritta. Dopo l’esito della perizia psichiatrica sui bimbi, il pm aveva contestato i maltrattamenti aggravati dalle lesioni gravi. E di questo aggravamento delle accuse, Franz ha tenuto conto per quantificare la pena richiesta. Per la Scuderi è partito da una pena base di 8 anni per i maltrattamenti, più un anno per le aggravanti e altri 3 anni per le lesioni; con lo sconto di un terzo dovuto per il rito abbreviato, è arrivato così ad 8 anni di reclusione. Per Elena Pesce è partito invece da 6 anni di pena base, più un anno per le aggravanti e 2 per le lesioni in continuazione; tenuto conto dello sconto, 6 anni di reclusione.
Il giudice – che ha dichiarato la piena ammissibilità tra le prove a carico delle registrazioni video (senza audio) dei maltrattamenti effettuate attraverso le telecamere spia piazzate nell’asilo dalla polizia – ha poi rinviato l’udienza. Il calendario prevede le arringhe degli avvocati di parte civile (una ventina in tutto) il 16 e il 23 maggio e il 14 giugno. Il 27 giugno toccherà alle arringhe degli avvocati difensori. Quindi dovrà essere fissata un’altra data per le repliche. La sentenza è prevista non prima del prossimo autunno.
Nei filmati della polizia – che riguardano un periodo di una decina di giorni – sono documentate le violenze subite quotidianamente dai bambini: un piccolo costretto a mangiare quello che aveva appena vomitato; altri obbligati a mangiare dopo essere stati afferrati per i capelli e sbattuti con la nuca sulla spalliera del seggiolone; bambini a cui veniva aperta a forza la bocca per poi essere obbligati a deglutire con un bavaglino premuto per alcuni lunghi secondi sul volto; altri ancora presi a schiaffi o a botte sulla testa affinché obbedissero agli ordini. Per la maggior parte del tempo – fatti sparire tutti i giochi non appena i genitori si allontanavano – i piccoli venivano costretti a starsene da soli, seduti a terra, in una stanza senza sorveglianza; se poi piangevano, per non farne sentirne i gemiti, veniva alzato il volume della radio.
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