Il Tirreno

Pistoia

«Fondato solo su discarica e inceneritore»

«Fondato solo su discarica e inceneritore»

Dure critiche da Montale al piano interprovinciale dei rifiuti. Chiesta una revisione dei dati

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MONTALE. «Una programmazione che guarda al passato, fondata sul conferimento in discarica e sull’incenerimento».

L’amministrazione montalese torna a puntare il dito contro il piano interprovinciale dei rifiuti, presto in approvazione. La maggioranza di centrodestra ha inviato una serie di osservazioni in Provincia. «Non speriamo in una risposta. Confidiamo solo nel carattere fallimentare di questo piano» spiega l’assessore all’ambiente Lisa Taiti.

Lo stop all’ampliamento dell’inceneritore di Montale (il potenziamento è previsto proprio nell’atto adottato a novembre dalle giunte) è una richiesta già nota alla Provincia di Pistoia. La volontà comunale però, finora, non è stata ascoltata. Adesso l’amministrazione gioca l’ultima carta a disposizione prima del via libera finale. Le carte, secondo l’assessore, non tengono conto nè dello studio epidemiologico e ambientale presentato durante il convegno nazionale sugli impianti di incenerimento dello scorso dicembre, nè della moratoria sull’ampliamento firmata poco dopo dall’Ordine dei medici di Pistoia.

La prima questione sollevata dal governo Scatragli riguarda sicuramente l’ambiente. Il potenziamento dell’impianto andrebbe infatti ad aggravare una situazione territoriale già critica, individuata e sancita dalle indagini condotte da Asl e Arpat e rese note cinque mesi fa in occasione del convegno pistoiese. «Nulla di tutto questo – si legge nelle osservazioni – viene lontanamente preso in considerazione, nemmeno, e ciò ha dell’incredibile, nel volume riguardante le valutazioni ambientali del piano».

Secondo l’amministrazione di centrodestra inoltre tra le pagine programmatiche non ci sarebbe traccia neppure di un’adeguata proiezione dei costi da sostenere e, soprattutto, non sarebbe stato individuato l’ente che dovrà farsi carico dell’investimento necessario all’ampliamento dell’inceneritore di via Tobagi (e non solo).

«Tutto questo – sostengono da Montale –finirà, gioco forza, ad incidere considerevolmente sullo stato delle tasche dei cittadini, già assai disastrato. Si parla di circa 10 milioni di euro solo per l’impianto montalese. Attualmente, per rendere l’idea delle ripercussioni economiche che non si vedono affrontare nel piano, incenerire non risulta, per un inceneritore come quello di Montale, conveniente per i conferitori esterni che preferiscono la discarica a causa dei costi molto alti».

Secondo l’amministrazione di centrodestra, numeri alla mano, ad essere sbagliata sarebbe l’intera previsione impiantistica: sovradimensionata per il reale quantitativo di rifiuti prodotti, specialmente alla luce della raccolta differenziata e della crisi in atto (che nella Piana ha fatto diminuire la produzione del 15% negli ultimi due anni).

Dal Comune chiedono quindi la revisione dei dati e la sostituzione delle vecchie tecnologie con nuove alternative. Il sindaco richiede inoltre l’attribuzione del ristoro ambientale all’ente (non inserito nel piano) per la presenza dell’inceneritore sul territorio e la previsione di una progettualità sulla filiera degli imballaggi (nell’ottica della riduzione dei rifiuti e del riciclo) con possibili incentivi per le aziende virtuose.

Scatragli torna poi sul centro di riciclo proposto dall’assessorato all’ambiente e respinto dalla Provincia. «La sua previsione – scrive nelle osservazioni – è del tutto scomparsa. Nel piano si afferma apoditticamente che Recoplast e Revet sono più che sufficienti».

Al blocco dell’ampliamento, per l’amministrazione, dovrà sommarsi l’avvio di un piano di dismissione dell’impianto o di una sua riconversione. (b.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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