Il Tirreno

Pistoia

Piace l’interpretazione della risata di Houben al Funaro

di Mic hele Galardini

PISTOIA. Jozef “Jos” Houben è un attore, un regista, un insegnante di teatro alla scuola “Complicite” di Londra, un divulgatore dell’arte di ridere (il titolo dello spettacolo presentato venerdì e...

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Jozef “Jos” Houben è un attore, un regista, un insegnante di teatro alla scuola “Complicite” di Londra, un divulgatore dell’arte di ridere (il titolo dello spettacolo presentato venerdì e sabato al Centro Culturale Il Funaro, si intitolava proprio “L’art du rire”) ma, soprattutto, in grandissimo studioso del comportamento umano. Lo abbiamo incontrato in una pausa delle prove dello spettacolo.

Che tipo di fenomeno è la risata?

«È un fenomeno sociale. Noi siamo creature molto legate alla socialità, e sebbene ci siamo evoluti e civilizzati attraverso le epoche, la nostra vita resta sempre legata ad un certo livello di accettazione da parte del gruppo. Molto si basa sulla dignità della persona. Se il Papa inciampa noi ridiamo perché tutto il Vaticano inciampa, mentre se lo fa un clochard non ridiamo perché lui è già caduto nella vita. Anche quando un cade un cavallo non ridiamo perché in lui non c’è nessuna pretesa di essere qualcuno o qualcosa».

Come si è evoluta la risata dalle slapstick comedy ad oggi?

«Ai tempi di Chaplin o di Keaton c’era un forte senso di classe che oggi manca. Ma ad un livello più profondo, che abbraccia tutte le culture, siamo esseri verticali che cercano continuamente di stabilizzare la nostra condizione che è molto più instabile di quella, ad esempio, di una mucca. Per noi la verticalità è stata una conquista anche se appare come un design poco intelligente e addirittura goffo, che ci ha fatto perdere contatto con il terreno. Per questo la cosa più importante che faccio nel mio spettacolo è mettere il pubblico in contatto con se stesso, non con me».

Per come è strutturato il suo spettacolo, preferisce gli spazi intimi come il Funaro o i grandi teatri?

«Paradossalmente un pubblico numeroso ride più facilmente perché la risata è contagiosa e io, sul palco, appaio più solo e patetico. La folla, poi, ha le sue particolari emozioni ed è per questo che alcuni dittatori, pur essendo bassi, stavano in alto quando parlavano alla popolazione. In posti come il Funaro la gente mi vede dal basso e sembro un gigante».

È importante ridere in momenti di crisi come i nostri?

«Ora è un momento molto buono per la commedia. Le persone che escono dal mio spettacolo mi ringraziano, dicendomi che è stato come bere un bicchier d’acqua nel deserto. Tutti sono preoccupati per il futuro ma la domanda vera non dovrebbe essere “perché la gente ride?” bensì “perché la gente è seria?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa