La manifestazione
«Comune più sobrio e vicino alla città»
Samuele Bertinelli, candidato dello schieramento di centrosinistra: «Solo 5 assessori e taglio delle indennità del 20%»
PISTOIA. Samuele Bertinelli, 36 anni, esponente Pd, è candidato sindaco dello schieramento di centrosinistra (Pd, Verdi Arcobaleno, Sel, FdS, Idv, Pistoia Spirito libero e due liste civiche). Giovane e brillante, impegnato in politica fin da giovanissimo, ha il compito di confermare il governo del centrosinistra a Pistoia e contemporaneamente di rinnovare.
La sua candidatura a sindaco nasce dalla vittoria alle primarie, ha accettato subito di buon grado o è stata una decisione difficile?
«E' stata una decisione meditata a lungo e seriamente, perché la serenità personale e familiare è il presupposto per poter incarnare bene un ruolo importante e difficile come quello di sindaco. In questo momento di debolezza della politica mi sono convinto che per candidarsi a governare credibilmente c'è bisogno di una forte legittimazione popolare, e per questo ho chiesto e voluto le primarie di coalizione».
C'è chi l'accusa di essere di apparato, chi troppo filosofico. Cosa risponde?
«C'è la vita quotidiana che parla per le persone. Io ho sempre campato del mio, facendo il libraio e senza chiedere niente alla politica. Quando mi fu chiesto di far parte della giunta comunale uscente, rifiutai un'offerta che non corrispondeva alla mia idea di governo della città. Sono laureato in filosofia, e continuo a coltivarla. È una disciplina formativa, anche per chi fa politica, e penso che uno dei problemi del Paese sia la rottura di quel rapporto tra politica e cultura che ha prodotto il meglio della nostra classe dirigente».
Tre punti del programma non necessariamente prioritari, ma che le stanno personalmente a cuore.
«La prima cosa che sento è la priorità assoluta della nostra città, la mancanza di lavoro. Su questo il mio impegno sarà costante. Altro punto, la riorganizzazione del trasporto pubblico e delle soste: dobbiamo liberare le piazze più belle di Pistoia dalle auto. Poi la cultura, leva per la crescita sociale della città e per il ripensamento dei suoi spazi pubblici. E aggiungo un quarto punto: la sobrietà della politica. Ridurremo da 8 a 5 gli assessori, tagliando del 20% le indennità, e miglioreremo la qualità delle relazioni con la città».
Che cosa cambierà subito se diventerà sindaco?
«Ho scelto di tenermi la delega all'urbanistica, perché penso che il territorio si debba governare con una forte pianificazione pubblica che metta fine al consumo di suolo, privilegi il recupero del patrimonio edilizio esistente, e assicuri gli standard pubblici ora mancanti, dal verde alle infrastrutture necessarie alla città. Per questo non dobbiamo più utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, e risanare il bilancio con risorse che possono essere recuperate da una seria spending review e una riorganizzazione generale della macchina».
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