Sicurezza
Infiltrazioni d’acqua finestre e tubi rotti il Caselli cade a pezzi
Il presidente Avis: «Lavorarci è diventato impossibile» I lavori per la Casa della salute dovevano iniziare nel 2011
QUARRATA. Due tubi rotti in poco tempo, infiltrazioni d'acqua, riscaldamento spesso spento, una facciata decadente con persiane rotte e assenti. È l'ex ospedale Caselli che, svuotato di molte delle sue funzioni ma non ancora trasformato in Casa della salute, si trova come in un limbo in attesa di un destino. Nella stessa situazione si trovano le poche realtà che ancora occupano quei locali (Avis, centro raccolta dell'Asl, guardia medica).
«Da quando hanno chiuso il centro per anziani – conferma il presidente Avis Paolo Fabbri – il riscaldamento è stato spento: quando ci siamo noi ( mercoledì e sabato mattina dalle 8 alle 12) viene acceso solamente dalle 6 alle 10: la struttura è così grande che il tempo non è sufficiente a riscaldare i locali. Ma nella stessa situazione c'è anche la guardia medica che durante la notte è inevitabilmente al freddo». Nonostante le difficoltà Fabbri tiene a precisare che il lavoro va avanti e al meglio «grazie anche alla collaborazione costante – spiega – con il centro trasfusionale di Pistoia». Ma il problema del Caselli non è solo il freddo: «In poco tempo si sono rotte due condutture dell'acqua. La struttura è vecchia e non fa che usurarsi sempre di più se non viene ristrutturata. Per fortuna quando si sono rotti i tubi c'eravamo noi, altrimenti avrebbero allagato tutto senza che nessuno se ne accorgesse».
Sul Caselli vi è un progetto dell'Asl per trasformarlo in una Casa della salute. I lavori dovevano partire entro il 2011, ma ancora non sono iniziati. Intanto sono stati trasferiti i circa 35 ospiti della residenza sanitaria assistita, le decine di utenti del centro diurno, e anche i locali di radiologia. Secondo il progetto vi dovrebbero essere trasferite tutte le attività del distretto socio-sanitario di via Marco Polo: uffici, Cup, punto di prelievo, ambulatori specialistici e di medicina pubblica, servizio sociale e anche il centro diurno, gli ambulatori, il servizio radiologico ed ecografico e la donazione del sangue. Tutto, con una spesa stimata di circa 2 milioni di euro, di cui uno finanziato dalla Regione e l'altro assicurato da un finanziamento statale. "Quello che ci preoccupa è quale sarà il nostro destino – spiega Fabbri – Non sappimo di preciso dove ci sposteranno durante i lavori».
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