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Albergatori in crisi «Basta piangere uniamo gli sforzi»
ABETONE. Il malessere giaceva sopito da così tanto tempo che è bastato un "la" per avviare un'intera sinfonia. A parlare di turismo al ribasso stavolta sono gli operatori di Abetone che, dopo aver...
ABETONE. Il malessere giaceva sopito da così tanto tempo che è bastato un "la" per avviare un'intera sinfonia. A parlare di turismo al ribasso stavolta sono gli operatori di Abetone che, dopo aver letto le tristi dichiarazioni degli albergatori di Cutigliano, si associano nell'esprimere le loro difficoltà. Anche nella nota stazione sciistica, l'inverno tribolato è solo la voce palese di un conto ben più salato.
«Al termine di una stagione anomala – si legge nella lettera di Clarissa Tonarelli, presidente dell'associazione albergatori – gli operatori turistici della montagna pistoiese si trovano a "leccarsi le ferite" lasciate da un innevamento naturale scarsissimo ed una caduta in verticale delle presenze di turisti. Tali ferite sono però più profonde, sono di vecchia data. Ai problemi attuali e contingenti (innalzamento e rinnovo del carico fiscale, adempimenti burocratici obbligatori e costosi) si aggiunge la miopia progettuale degli anni addietro: una politica dei privati rivolta al proprio "orto", unita a quella istituzionale che non ha saputo dialogare con gli operatori locali. Abbiamo urgente bisogno di rinascere come montagna unita perché tutte le energie possano confluire in obiettivi semplici e condivisi. Un appello a chi di dovere perché si faccia carico di individuare e coordinare al più presto strategie atte a rilanciare la nostra bellissima montagna».
Un filtro magico sarebbe il rimedio più immediato, ma non esiste. Da qui l'esigenza di ingegnarsi per dare nuovo slancio al settore giudicato trainante per l'intera montagna. «È cambiato il modo di fare vacanza – esordisce Enirca Zanni, titolare dello storico ristorante La Casina – in passato si seguivano i gusti e le mode, oggi il prezzo: si va su Internet e si sceglie il last minute più conveniente. La povertà è diffusa, il momento è angosciante e, anche chi potrebbe, spende meno volentieri e guarda al centesimo. Una volta il cliente che andava al ristorante, anche solo per ostentazione, ordinava diverse portate, oggi un solo piatto». «Facendo un mea culpa – prosegue Zanni – penso che lo sbaglio sia stato investire solo sull'inverno, fondamentale ma non più sufficiente».
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