La manifestazione
VERIFICHE DAVVERO IMPOSSIBILI?
di MARCO INNOCENTI Ammettiamo che la vicenda dei presunti ammanchi alla Comunità Montana invece di riguardare un ente pubblico, peraltro amministrato da persone elette in nome e per conto della...
di MARCO INNOCENTI
Ammettiamo che la vicenda dei presunti ammanchi alla Comunità Montana invece di riguardare un ente pubblico, peraltro amministrato da persone elette in nome e per conto della collettività e gestito con i soldi da questa versati, si fosse verificata in un’azienda privata: i titolari e i loro commercialisti pagati per i controlli sui bilanci davvero si sarebbero fatti derubare e gabbare da uno o più presunti mariuoli?
Davvero di fronte ai familiari inferociti per le ingenti perdite avrebbero tentato di giustificarsi piagnucolosamente sostenendo che loro, e i loro esperti profumatamente pagati, non erano in grado di accorgersi di niente?
Le domande sono retoriche e le risposte scontate: quel tipo di imprenditore sarebbe non solo giudicato un incapace, ma rischierebbe anche durissime reazioni. E certamente i familiari non gli affiderebbero più alcun compito nella gestione degli affari di casa.
Se questa logica è pacifica nel privato, perché – e a maggior ragione – non deve valere per il pubblico, dove persone che percepiscono emolumenti provenienti dalle tasse che devono pagare i cittadini sono comunque tenute ad amministrare l’ente secondo i sani criteri del “buon padre di famiglia”, come indica una delle più ricorrenti clausole generali del codice civile?
Per essere più chiari: gli amministratori e i revisori dei conti che per anni si sono avvicendati alla guida della Comunità Montana avrebbero eseguito nello stesso modo i controlli sui bilanci domestici o sulle aziende di famiglia?
Saranno le inchieste, amministrativa e penale, a stabilire se, come e quanto è stato sottratto alla Comunità Montana e quindi alla collettività.
Sarà il prosieguo delle indagini a far capire se proprio da indagare sia un unico soggetto che – secondo il quadro che emerge al momento dalla perizia Eller (le cui conclusioni peraltro dovranno essere confermate dall’inchiesta) – sarebbe stato così abile da fare il bello e il cattivo tempo nella gestione della Comunità per anni e anni. Nessuno si sarebbe accorto di niente, nemmeno se, come ha detto il perito, si era di fronte a modalità amministrative non riscontrabili neppure nell’ultimo negozio d’Italia.
Aspettando di sapere se gli ammanchi ipotizzati dalla perizia risulteranno alla fine reali, pare intanto lecito chiedersi: amministratori di maggioranza e di opposizione e, più ancora, i sindaci revisori, dormivano?
Avevano cognizioni e competenze così limitate in campo amministrativo, giuridico e contabile da non accorgersi minimamente di errori che – a giudizio di Eller – sarebbero macroscopici?
Attendiamo che le indagini abbiano fatto il loro corso e che le eventuali responsabilità vengano ben definite e chiarite. Ma, fino a quel momento, si abbia almeno il pudore di non difendere l’indifendibile.
Giustificazioni improntate all’impossibilità (leggi: incapacità) di accorgersi di eventuali raggiri lasciano ancora più sgomenti. E, giustamente, fanno arrabbiare i cittadini-contribuenti che hanno comunque pagato di tasca loro.
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