Il Tirreno

Pistoia

Rifiuti, la tariffa penalizza il commercio

di Luca Giuntini
Rifiuti, la tariffa penalizza il commercio

Scarsi risultati dalla raccolta porta a porta, troppo caro il servizio di smaltimento rispetto a quello di altre realtà

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PISTOIA. La raccolta differenziata porta a porta in città? Poca, fatta male e di scarsa qualità. Eppure estenderla e migliorarla converrebbe a tutti, a partire dai 100 posti di lavoro in più che si creerebbero a Pistoia.

Poca, perché ferma al 37%, trenta punti percentuali sotto l’obiettivo europeo.

Fatta male, perché è parzialmente e sperimentalmente in atto solo nel centro storico e nella zona industriale di Sant’Agostino dove però sono ancora presenti anche i cassonetti stradali.

Di scarsa qualità, perché è soprattutto l’organico a essere differenziato male e anche la carta non se la passa meglio, spesso lasciata a marcire sotto la pioggia per colpa dei contenitori a forma di ceste forate, per non parlare dell’impossibilità di differenziare l’olio utilizzato in cucina, come invece avviene ad Agliana.

Publiambiente è la società che gestisce il servizio di rifiuti a Pistoia e in altri 27 comuni pistoiesi e fiorentini.

È controllata dal Comune al 100% attraverso Publiservizi, la holding con oltre 40 sotto-partecipazioni presieduta da Andrea Bonechi. L’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti a Pistoia ha chiuso il 2010 con un utile di 430 mila euro. Nel 2010 ha corrisposto al Comune 106 mila euro di canone di concessione, più 26 mila euro per la locazione del terreno di Bulicata. Publiambiente ha una percentuale media di efficienza della differenziata di oltre il 56% e in alcuni Comuni le punte sono superiori al 90% come a Montelupo Fiorentino e Lamporecchio (quasi un decimo degli abitanti di Pistoia), segno che laddove pianificazione aziendale, programmazione amministrativa e impegno civile si coalizzano, i risultati vengono raggiunti, con benefici per tutti: una città più pulita e attrattiva, maggiori posti di lavoro, una tariffazione più puntuale per la quale chi differenzia peggio paga di più e chi differenzia di più paga di meno.

Così com’è, la Tia, tariffa di igiene ambientale, viene calcolata in base ai metri quadrati dell’abitazione e al numero di abitanti, con criteri di commisurazione del prelievo che cambiano però di città in città, creando quindi non poche contraddizioni soprattutto tra Comuni limitrofi: a Pistoia ad esempio una famiglia di 3 persone che abita in 100 metri quadri, paga 248 euro; a Quarrata, dove il servizio rifiuti è svolto dal Cis, la stessa famiglia paga 265 euro; ad Agliana 244 euro, mentre a Montale 219 euro.

Un diverso trattamento di tariffazione che espone spesso al fenomeno del “trasporto abusivo dei rifiuti”: chi abita in un Comune dove vige la regola del “più indifferenziato produci più tia paghi”, abbandona i propri rifiuti nelle città vicine (i serravallini e casalini a Quarrata, ad esempio), aggirando il conteggio della spazzatura e alleggerendo la propria bolletta.

I più penalizzati a Pistoia rimangono però gli esercizi commerciali dove la Tia è in alcuni casi doppia rispetto ai Comuni limitrofi: un bar paga ad esempio 22,4 euro al metro quadro, mentre un analogo esercizio a Quarrata esattamente la metà.

Non solo: per effetto del conteggio dei metri quadri e non della quantità di rifiuti effettivamente conferiti, si creano casi controversi per i quali ad esempio un piccolo bar che quotidianamente produce molti rifiuti, paga meno Tia di quanto non paghi un esercizio commerciale di dimensioni più grandi ma con meno quantità di spazzatura prodotta. Senza contare il caso dei rifiuti speciali, come le macellerie che devono smaltire il grasso animale oppure le officine che devono smaltire parti meccaniche, che si trovano a pagare due volte la tassa sui rifiuti: la prima a Publiambiente in bolletta, la seconda a un privato che smaltisce concretamente i rifiuti speciali prodotti.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica e la prossima amministrazione sul tema della differenziata porta a porta, Legambiente Pistoia ha redatto un documento nel quale propone i propri suggerimenti tecnici e riflessioni sul tema, a partire dalla riduzione delle esternalizzazioni del servizio da parte di Publiambiente: «Concretamente, l’obiettivo che un Comune vasto come quello di Pistoia può prefiggersi – dicono da Legambiente – E’ raggiungere l’80% di raccolta differenziata. Estendere il servizio a tutta la città produrrebbe 100 posti di lavoro in più».

Quanto tempo ci vorrebbe? «In circa 12 mesi saremmo in grado di attivare il porta a porta in tutta la città» afferma il responsabile dell’area pistoiese di Publiambiente, Enrico Innocenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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