Il Tirreno

Pistoia

«Non avevo ancora 18 anni ma andai a combattere»

di Marta Quilici

25 aprile: i ricordi di Dumas Remoli, che partì volontario per cacciare i nazisti «E oggi i giovani che si arrabbiano e lottano contro la crisi hanno ragione»

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PISTOIA. Non aveva ancora diciotto anni quando partì per andare a liberare l'Italia. «Bisognava essere maggiorenni per andare al fronte, ma io mi imposi: "A casa non ci torno, che figura faccio sennò?" e così mi fecero iniziare l'addestramento».

Dumas Remoli è uno di quei 500 ragazzi che il 16 aprile del 1945 partirono da Pistoia per andare a nord a cacciare i tedeschi dall'Italia. «La mia famiglia veniva dall'America, dall'Illinois – racconta Remoli – erano andati negli Usa per trovare lavoro e tornarono in Italia nel 1920 con cinque figli. In Italia ne nacquero altri due, tra cui io. Sono cresciuto con i racconti di mia madre che mi parlava della democrazia, delle votazioni: cose io non avevo mai vissuto. I bambini della mia generazione erano abituati a pensare che a comandare c'era una persona sola, che solo quella aveva ragione e che non si poteva esprimere un'altra opinione».

«Quando iniziò la guerra – continua Dumas – iniziai a toccare con mano la sofferenza e le sue brutture. Così, appena mi si presentò l'occasione, decisi di unirmi alla lotta di liberazione. Stavo in via Antonelli, alle Fornaci, e dal mio quartiere in tanti giovani partirono per liberare l'Italia. Non andammo subito al nord: prima dovevamo passare da Roma per le prime istruzioni».

Non essendo ancora maggiorenne, Dumas Remoli dovette ottenere un permesso speciale dal Ministero della Guerra e dal Cnl. «Dopo le mie insistenze mi accordarono il permesso. Partecipai alla battaglia del Senio nel comune di Alfonsine il 10 aprile del 1945, poi si proseguì fino a Venezia dove pochi giorni dopo, sul campanile di San Marco, facemmo sventolare il tricolore».

Remoli era nel 21º reggimento, gruppo di combattimento "Cremona" dell'ottava armata inglese. «La popolazione gioiva – racconta – non soltanto per la liberazione, ma anche perché sul campanile sventolava la bandiera italiana e non quella inglese». Una volta a casa Remoli fu persino richiamato per la leva militare, «ma quello in confronto fu un divertimento» ammette.

Sono passati 67 anni da allora, ma nel petto di Remoli pulsa ancora un cuore da "resistente". Ha ottenuto da Pertini il diploma di onore al combattente per la libertà d'Italia e la cittadinanza onoraria di Alfonsine. «Ma che nessuno mi chiami eroe – precisa – la Resistenza non è mai finita: anche adesso c'è da lottare per la piaga della disoccupazione. Anche i giovani, quando si arrabbiano, forse usano metodi di protesta forti, ma hanno ragione. Io ho 84 anni e non li posso più aiutare. Ma vanno sostenuti. Ancora qualcosa faccio, però: ho lavorato all'Inps una vita e ora faccio un po' di volontariato alla Cisl».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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