Sicurezza
In tre mesi perse quasi trecento imprese
Cna e Confartigianato: «Situazione drammatica. Si salva solo chi esporta eccellenze»
PISTOIA. Sono dati che fanno rabbrividire, da autentica falcidia e allarme sociale se sommati ad altri degli ultimi mesi sull’economia pistoiese. L’ultima mazzata arriva dal rapporto della Camera di commercio sulle iscrizioni e cessazioni delle aziende nel primo trimestre del 2012. A livello generale la provincia di Pistoia mostra un saldo di - 279 imprese, con un tasso di crescita del - 0,83%. Nel fosco primo trimestre 2011, il saldo era pur sempre stato leggermente inferiore: - 0,22%. Questo dato piazza Pistoia all’ultimo posto fra le province toscane per la crescita e ben sotto la media nazionale (pur negativa) del - 0,43%. La situazione si fa ancora più pesante per quanto riguarda le piccole e medie imprese. Qui nei primi tre mesi dell’anno si sono perse 170 imprese, con un tasso di crescita del - 1,61%: solo Siena in Toscana ha fatto peggio, ma la media nazionale è del - 1,04%.
Le imprese chiudono, trascinandosi dietro le storie familiari di chi perde lavoro e non riesce a ritrovarlo. Ne sono ben consapevoli le associazioni artigiane, che cercano di studiare come uscirne fuori, al di là delle lamentele e delle accuse.le analisi di Confartigianato e Cna, coincidono.
«Temiamo che la situazione sia destinata ad aggravarsi ulteriormente nel corso dell’anno e questo ci preoccupa – dice Patrizio Zini, segretario di Confartigianato – Le cause sono quelle di cui si parla sempre: manca la liquidità e le banche non fanno credito; la pressione fiscale diventa sempre più terribile; le imprese non vengono pagare, né dalle pubbliche amministrazioni né dalle aziende per cui lavorano. All’indotto Breda, che da qualche tempo, di fatto, sta finanziando l’azienda, mancano milioni di euro. Un altro fenomeno è quello dell’aumento del nero: soprattutto le micro-imprese, le ditte individuali nei settori edili ed impiantistica, preferiscono lavorare a nero: i dipendenti si difendono con gli ammortizzatori, loro se chiudono non hanno neppure quelli».
Cosa si può fare? Secondo Zini, ma sono solo due ricette, a livello nazionale «preferire i tagli alla tassazione». E a livello locale «fare una task force per l’accesso al credito. E’ assurdo che venga negato il credito anche per il ritardato pagamento di una rata di contributi all’Inps». E poi «aiutare le imprese del territorio. Non è pensabile che, a parità di condizioni, siano sempre le imprese che vengono da fuori ad aggiudicarsi gli appalti. Qualcosa non torna nel meccanismo».
Confartigianato ha pensato ad un paio di iniziative di protesta: «Metteremo le sagome delle aziende morte in tutte le strade, come si fa per gli incidenti stradali. L’altra proposta sarà quella di aprire la sede alle associazioni che si occupano di microcredito per un centro ascolto. Dare consulenza morale ai tanti imprenditori sull’orlo della disperazione».
Analisi ampiamente coincidente quella di Sergio Giusti, direttore della Cna, secondo il quale «la crisi dell’artigianato deriva da due aspetti che si stanno incrociano: quello generale del calo dei consumi e sono le imprese di servizi a risentirne maggiormente. E il dato pistoiese, che vede la nostra provincia fanalino di coda inToscana per il volume d’affari dopo Grosseto». Grave, anche secondo giusti, la mancata riscossione da parte delle ditte, grave l’allarme banche che non fanno credito. E tanto Confartigianato che Cna sono pienamente concordi nel salvare il modello “piccola impresa”, che qualche anno fa sembrava disprezzato. «Le imprese che si salvano sono quelle che riescono a esportare – dicono i due dirigenti – e nel caso pistoiese, quasi sempre, si tratta di piccole imprese che puntano sulla qualità e l’eccellenza. Questo significa che non conta la dimensione né è indispensabile l’aggregazione, come si pensava fino a qualche anno fa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
