La manifestazione
Impianti ko, le squadre devono emigrare
L’sos del Palma Caserana, sfrattata, gioca a Iolo. Problemi nei campi di Mollungo e Bennati mentre il Sussidiario è inagibile
QUARRATA. Crisi economica e carenza di impianti: un mix micidiale che sempre più spesso spinge le squadre di calcio amatoriale ad emigrare nel Pratese. Il caso più recente è quello del Palma Caserana, “sfrattato” a Iolo per una partita di playoff. «Alla carenza di campi siamo abituati – dichiara Enzo Razzano, presidente della squadra – tanto che da anni ci alleniamo a Seano. Le gare interne le giochiamo a Mollungo, ma se l’Uisp fissa le gare in notturna l’assenza di illuminazione ci costringe a chiedere altrove».
Il che significa rivolgersi alle società che gestiscono gli impianti comunali: «I costi stanno diventando proibitivi – spiega – per una partita ci siamo sentiti chiedere anche 180 euro. Il campo più economico, il “Bennati”, era occupato da tornei giovanili». La cosa fa particolarmente infastidire gli interessati perché il”Bennati” è l’unico campo sportivo privato. Tutti gli altri (salvo Montemagno) sono di pertinenza del comune e - qui sta il punto - decisamente più cari rispetto a quelli pistoiesi. La questione tiene banco da tempo nell’amministrazione quarratina. La mancanza di fari al campo di Mollungo va a sommarsi all’inagibilità del “Sussidiario” e del campo di Montemagno.
«La popolazione del comune è cresciuta di quasi 10mila unità nel giro di venti anni – interviene in merito l’assessore allo sport Giovanni Dalì – questo significa più bambini e più scuole calcio. Molte delle società si sono dotate di settore giovanile, ed è normale che gli amatori vadano in sofferenza. Non è solo il calcio a risentirne, la situazione è critica anche ne gli altri sport. Purtroppo la scarsità di risorse non permette grossi investimenti».
Chi passa dalle parti dello stadio “Raciti”, però, non può fare a meno di notare a quanto poco siano serviti gli investimenti fatti per il Sussidiario, dove, ironia della sorte, l’illuminazione c’è ma serve a ben poco, visto che il cedimento del terreno l’ha reso inagibile se non per qualche allenamento. Problemi di drenaggio e ubicazione infelice, aggravati dalla cronica mancanza d’acqua.
«Quella esperienza – spiega Dalì – ha portato ad una sola conclusione: l’unico intervento possibile per rendere agibile il Sussidiario è il totale rifacimento in sintetico. Esiste una richiesta di finanziamento di 350.000 euro inoltrata quattro anni fa alla Regione, ma ad oggi non si sono avuti riscontri». Il problema dei costi rimane, e dalle parole dell’assessore la soluzione non sembra a portata di mano. «Al momento per innescare un meccanismo di sviluppo degli impianti sportivi c’è solo una strada da seguire ed è quella di coinvolgere i privati ad investire nelle infrastrutture presenti. Naturalmente – prosegue – questi soggetti devono essere messi in condizione di rientrare delle spese sostenute. Quanto al problema di Mollungo, l’auspicio è che l’amministrazione e possa mettere in condizione gli attuali gestori dell’impianto di intervenire sia sul terreno, soggetto ad allagamento, che sull’illuminazione».
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