Attenzione
In un mese la montagna perde sei uffici postali
Chiusi Orsigna, Mammiano, La Lima, Le Regine, Serra, San Pellegrino al Cassero E la mannaia dei tagli ora si abbatte sul recapito: a Pistoia 31 postini in meno
PISTOIA. Un piano di ristrutturazione che è una mannaia al servizio. Colpirà il settore del recapito, ma l’azienda ha già comunicato che, solo in Toscana, ci sono un centinaio di uffici postali ritenuti non redditizi. In poche parole destinati alla chiusura. Diversi si trovano sulla montagna pistoiese, che nell’ultimo mese ha già perso sei uffici.
Poste Italiane ha presentato nei giorni scorsi il nuovo piano di ristrutturazione dei servizi postali sul territorio nazionale, che investirà 5 regioni nel 2012 (tra cui la Toscana) e tutte le altre nel 2013. In Toscana saranno tagliati 474 portalettere (anzi, il nuovo termine è portaposta, ci informa Gianluca Balli della Cgil) di cui 31 a Pistoia. Dalle attuali 187 zone di recapito scenderemo a 156, un dato preoccupante per la qualità del servizio postale, già messo a dura prova da due razionalizzazioni del personale degli anni precedenti. «In sei anni - spiega Giuseppe Totaro, segretario provinciale Cisl Slp - questa è la terza razionalizzazione. Parzialmente inattesa nei tempi, totalmente disattesa nei numeri. È vero che c’è stato un calo di corrispondenza: sono in crisi le aziende, in tanti tra i privati si servono delle mail, ma l’azienda ha chiuso in utile anche lo scorso anno (846 milioni di euro, l’anno precedente era stato superato il miliardo di euro di utile), e comunque questi tagli senza alcun piano di sviluppo sono inaccettibili».
I danni per il recapito. A rischio la qualità del servizio, e incerto - per la prima volta molto incerto - anche il futuro dei lavoratori: «Con l’innalzamento dell’età pensionabile sarà difficile trovare persone esodabili. E temiamo - afferma Totaro - che il fondo di solidarietà non sarà in grado di assorbire tutti».
«Quando - ricorda Balli - nel 2010 il recapito è stato distribuito su 5 giorni anziché 6, gli esuberi creati sono stati tutti riassorbili: o con l’incentivo all’esodo o attraverso il riposizionamento ad altre mansioni (allo sportello come impiegati, ndr). Stavolta sarà difficile accompagnare persone fuori, e Poste ha già detto che non ci saranno nuove sportellizzazioni. Per la prima volta ci troviamo di fronte, concretamente, alla possibilità di dover affrontare procedure di mobilità».
La montagna diseconomica. Sono chiamati uffici postali diseconomici. «Fino ad ora rimasti - spiega Totaro - più per motivi sociali che per guadagno».
«Spesso - aggiunge Balli - si tratta di uffici monounità, in gergo tecnico Spav, Sportelli avanzati. La contabilità viene tenuta in altri uffici». Ma la loro funzione sociale, in una montagna che perde pezzi e identità, è riconosciuta da tutti. Poste lo sa ma ragiona in termini privati, e nelle ultime tre settimane ha provveduto alla chiusura di 6 uffici: Orsigna, Mammiano, La Lima, Le Regine, Serra Pistoiese, San Pellegrino al Cassero. Altri nomi sono sulla lista, ma parlarne ora, dice Totaro, è prematuro. L’azienda ha invece manifestato l’intenzione di potenziare alcuni uffici in pianura e sulla città che lavorano molto: con più personale e aperture pomeridiane.
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