Il Tirreno

Pistoia

Il Pd: sulla Breda accordi sì, svendita no

di Marta Quilici
Il Pd: sulla Breda accordi sì, svendita no

Bruni e Baldi: «Hitachi potrebbe essere l’ultimo treno utile». Lunedì l’Rsu ha invitato politici, governo ed azienda

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PISTOIA. «AnsaldoBreda deve rimanere italiana. Ho paura però che il treno giapponese sia davvero l'ultimo su cui saltare prima che sia troppo tardi. Tutto sta nel vedere come e in che termini avviene l'alleanza».

È un tono un po' diverso, rammaricato ma anche molto razionale e ponderato, quello con cui Enrico Baldi, dipendente Breda e consigliere comunale Pd, affronta la prospettiva di acquisto di Ansaldo Breda da parte dei giapponesi di Hitachi Rail, una cui delegazione martedì si è recata in visita allo stabilimento. Il Pd non fa barricate di principio contro la vendita di parte dell’azienda, ma ritiene inaccettabile che il timone del gruppo industriale pistoiese-napoletano non rimanga in mani italiane. Il concetto che giusto una settimana fa aveva ribadito lo stesso segretario nazionale Pierluigi Bersani.

Ieri mattina davanti ai cancelli di via Ciliegiole il circolo del Pd ha promosso un volantinaggio in vista dell'incontro di lunedì alle 9,30 nella nuova Cattedrale, organizzato dalla Rsu: all'iniziativa sono stati invitati il governo, i segretari nazionali dei partiti parlamentari, Finmeccanica, l'azienda.

«Un incontro – spiega Paolo Bruni, segretario comunale Pd – ancora più importante alla luce della recente visita della delegazione dell'Hitachi nello stabilimento. Invitiamo a partecipare tutta la cittadinanza perché la Breda è Pistoia e Pistoia è la Breda: la fabbrica non è stata per la città solo una fucina di treni, ma anche di lavoro e di cultura. Noi non siamo contrari a priori a un possibile accordo con Hitachi, ma crediamo ci debba essere un ruolo di forte sostegno del Governo che deve avere un ruolo attivo nella trattativa e senza subire passivamente una svendita dell'unica azienda nazionale del settore rotabile. Una partnership straniera è necessaria per l'internazionalizzazione dell'azienda, ma il timone deve rimanere italiano».

«Noi – continua Bruni – abbiamo già chiamato in causa i vertici del Partito Democratico: da Bersani a Franceschini che sarà a Pistoia il 2 maggio, fino a D'Alema in città il 24 aprile».

Sì ad accordi commerciali, industriali, partnership, dunque. E persino alla vendita di quote azionarie, ma sotto il 50%, e con un piano industriale che garantisca lavoro e mantenimento in attività degli stabilimenti per molti anni: è questa la posizione espressa da Enrico Baldi. «Ci rendiamo conto che da soli non sarà possibile andare avanti per molto – spiega – il bilancio del 2011 si chiuderà con un buco di 711 milioni di euro che si andranno a sommare con il miliardo di perdite accumulato negli anni scorsi a causa di un decennio di scelte sbagliate dei vertici dell'azienda. Abbiamo fornitori lontanissimi: i sedili ce li facciamo fare in Puglia. Perché non farli fare a Quarrata? Questi sono punti critici che da tempo denunciamo e che anche i giapponesi hanno fatto notare. C'è poi il problema dei fornitori che non danno più il materiale perché devono ancora riscuotere».

In Breda, si racconta, i giapponesi non si sono limitati a una visita sommaria. «Hanno voluto vedere tutto – spiega Baldi – si sono presi nota dei fornitori, hanno voluto visitare persino il locale caldaie e questo è l’ atteggiamento proprio di chi visita l'appartamento con l'intenzione di comprarlo. Anche altre aziende sono venute in via Ciliegiole, ma la loro visita è stata molto più superficiale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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