Sicurezza
Proteste all’agriturismo «Invasi dai cani da caccia»
Montemagno, accanto all’Abbonbrì un punto di addestramento non recintato Vaiani: «Gli animali sbucano all’improvviso e rischiano di travolgere i clienti»
QUARRATA. «Immaginate di prendere un buon tè, tranquillamente seduti in giardino, in mezzo alla natura e all'improvviso veder sfrecciare sotto le proprie gambe e sotto il tavolo uno o due cani da caccia che corrono all'impazzata qua e là. Bene, questo è quello che succede nel mio agriturismo ormai da qualche anno».
Il turismo a Quarrata trova ostacoli anche piuttosto paradossali, ma che comportano un serissimo problema per l'albergatore che deve fronteggiarli. È il caso dell'agriturismo Abbonbrì di Montemagno di Giuditta Vaiani, che chiarisce subito: «Non voglio accusare nessuno: c'è, e ci deve essere, posto sufficiente per tutti, ma il Comune che ha il compito di disciplinare le attività sul territorio, in questo caso avrebbe dovuto razionalizzarle meglio e, probabilmente, di fronte a un'attività produttiva e imprenditoriale e un'associazione per il tempo libero, avrebbe dovuto scegliere di tutelare la prima che crea ricchezza e promuove il territorio».
Il problema è singolare: da alcuni anni vicino all'agriturismo è sorto un punto di addestramento di cani da caccia non recintato. I cani, potendo scorrazzare liberamente in lungo e in largo, fanno spesso "visita" anche ai turisti dell'Abbonbrì. E non per tutti tale visita è sempre gradita. «L'addestramento - spiega la Vaiani - non è recintato perché, mi hanno spiegato, essendo rivolto a cani da caccia, e non da guardia, la legge gli consente di rimanere aperto. Ma i cani da caccia non sono affatto piccoli, corrono veloce e, anche se non sono aggressivi, possono sempre travolgere un bimbo o un anziano che camminano nella mia tenuta. E poi chi mi può assicurare che un cane non morderà mai?».
E aggiunge: «La cosa ancora più assurda è che su un terreno di 30 ettari il punto di ritrovo per i cacciatori è stato creato proprio accanto al mio agriturismo, e questo provoca numerose e spiacevoli conseguenze: la prima è, appunto, lo sconfinamento dei cani, ma ce ne sono anche altre. Non posso ad esempio fare una coltivazione biologica perché le auto dei cacciatori passano avanti e indietro proprio accanto alla mia terra. Due anni fa, inoltre, avevo messo appunto un progetto per mettere nuove piante e animali, ma il problema dei cani mi sta frenando».
Giuditta Vaiani ripete di non essere contraria all'attività di addestramento, ma segnala un problema di cattiva organizzazione del territorio. «Ho mandato diverse lettere in Comune - spiega- ma finora non è cambiato niente. Non chiedo la chiusura dell'addestramento, ma almeno che venga recintato. Qualcuno mi ha detto di recintare il mio terreno, ma non è così economico mettere la rete a migliaia di metri quadri».
E sul turismo: «Da noi - spiega - le richieste continuano ad arrivare nonostante la crisi, soprattutto dagli stranieri. C'è un gruppo di norvegesi che torna da quattro anni e ogni volta mi chiede se è stato risolto il problema coi cani. È una situazione così paradossale che secondo me ci fa una brutta figura anche il Comune».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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