Il Tirreno

Pistoia

Senza soccorsi gli animali travolti sulle nostre strade

di Massimo Donati
Senza soccorsi gli animali travolti sulle nostre strade

Vana la richiesta di intervento da parte di due ragazze per un cucciolo di capriolo (o cervo) investito nei pressi di Cireglio. Il servizio dovrebbe essere ora riattivato

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PISTOIA. Se ad essere investita da un’auto è una persona tutti sanno che basta telefonare al 118: in pochi minuti accorre un’ambulanza. Ma se ad aver bisogno di soccorso è un cerbiatto, una volpe o un qualsiasi altro animale selvatico le cose si complicano. Ad ora, dallo scorso ottobre, a Pistoia non esiste più un apposito servizio di emergenza. Come ben sanno Silvia ed Angela, due ragazze che, nella notte tra sabato e domenica, mentre percorrevano la via Modenese, si sono trovate di fronte a un cerbiatto agonizzante in mezzo alla strada: l’animale (forse un capriolo adulto più che un cucciolo di cervo, vista la stagione) era stato investito da un’auto che, nell’impatto, gli aveva fratturato la spina dorsale.

Erano all’incirca le cinque del mattino. Immediatamente le due ragazze si sono fermate e hanno iniziato a fare telefonate su telefonate in cerca di aiuto. Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, polizia provinciale, Guardia di finanza, vigili del fuoco: «Nessuno sembra avesse l’autorità per intervenire. Anzi, si passavano la palla. Solo la Polizia provinciale ci ha dato un’indicazione precisa: “potete portarlo voi da qualche veterinario, ovviamente a vostre spese” – lamentano le due ragazze –. Siamo rimaste là per circa tre ore, fino alle otto e mezzo del mattino, per vedere se si poteva fare qualcosa per salvare quel povero animale, confidando nell’aiuto delle autorità: ma nessuno è intervenuto. Alla fine si è fermato un signore alla guida di un furgone, che ha spostato l’animale ferito sul lato della strada. E ci ha detto di non preoccuparci, si sarebbe incaricato lui di rimuoverlo. Quando, alle due del pomeriggio di domenica, siamo ripassate di là, l’animale non c’era più. Chissà che fine ha fatto».

Silvia ed Angela non si danno pace. Vogliono denunciare sul giornale ciò che successo e, soprattutto, domandano: «Ma in casi come questo come ci si deve comportare? Chi si deve occupare di questi animali, di chi è la responsabilità?». Una domanda che, purtroppo, ha una semplice risposta: non esiste un servizio di emergenza per gli animali selvatici feriti. Anche se, a dire il vero, nel mese di maggio dovrebbe rientrare provvisoriamente in funzione il servizio di soccorso cessato lo scorso ottobre, finanziato dalla Provincia. Nel 2006 venne chiuso il servizio Tartaruga della Croce Verde, fondato nel 1993 dal veterinario Giacomo Giromella, per carenza di volontari e di risorse. Il mezzo attrezzato per il recupero degli animali fu donato alla cooperativa sociale Ipotesi, che in seguito riuscì a riattivare il servizio grazie a una convenzione con la Provincia. Ma solo dal lunedì al giovedì dalle 15 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 13. Fino all’ottobre scorso, quando i fondi finirono (anche se il veterinario Giromella garantì volontariamente i soccorsi fino alla fine dell’anno).

E adesso? Come lo stesso Giromella annuncia, dai primi di maggio la Provincia riattiverà temporaneamente il servizio animali selvatici, destinando a tale scopo un proprio operatore e istituendo un numero verde a cui i cittadini potranno rivolgersi. Il tutto in attesa di un ben più vasto progetto a livello toscano, attualmente in fase di presentazione in Regione, che coinvolgerà tutte le Province e le associazioni di volontariato, come il Wwf. Progetto che realisticamente non potrà essere attivato prima del 2013.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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