Toscana
Cinquemila volontari pronti a intervenire in casi di emergenza
Gran lavoro di prevenzione e insegnamento in provincia Importante il contributo dell’associazione “Cuoriamoci”
PISTOIA. Un numero, per tutti, parla chiaro: in provincia di Pistoia, grazie al lavoro di prevenzione ed insegnamento svolto negli ultimi dieci anni, ci sono più di 5.000 persone che sanno usare un defibrillatore. È il tema di questi giorni, inutile girarci intorno, dopo la tragedia che lo scorso sabato ha colpito il centrocampista del Livorno, Piermario Morosini, durante il match di serie B a Pescara. Una morte assurda che riporta alla ribalta, oltre alla salute dei giocatori, anche il problema della prevenzione e quante risorse si investono in questo particolare ambito. Uno dei maggiori contributi a Pistoia, per quanto concerne l’installazione dei defibrillatori stessi, arriva costantemente dall’associazione onlus “Cuoriamoci” che, dal 2003, ha donato più di cento macchinari a scuole, istituzioni, campi di calcio e palestre per fornire un aiuto fondamentale a chi viene colpito da arresto cardiaco.
«Il primo aspetto di rilievo – spiega il presidente dell’associazione, Fabio Pronti, che preferisce non esprimersi su quanto accaduto allo sfortunato giocatore del Livorno – è che, negli ultimi anni, tutte le ambulanze della zona sono state dotate del defibrillatore precoce, uno strumento che può aiutare a salvare diverse vite. Inoltre, va dato atto ai comuni della zona, in particolar modo Pistoia, Montecatini, Quarrata ed Agliana, di aver fatto investimenti importanti su questo tema, da qualche anno a questa parte, ed i risultati si vedono. Al momento, però, alcune zone della Valdinievole continuano ad essere ancora scoperte ma stiamo lavorando per tappare anche questa falla».
E, per essere pronti nel momento del bisogno, ci vuole prima una forte opera di educazione e di pratica dello strumento, per poter fornire a chi va in arresto cardiaco una assistenza immediata.
«La nostra provincia è all’avanguardia – prosegue Pronti – visto che oramai abbiamo più di 5.000 persone, fra assistenti e laici (cittadini privati,ndr), che hanno partecipato al corso per usare il defibrillatore. In questi giorni ho letto di quello che succede in Italia e posso tranquillamente dire che Pistoia è ai primi posti come pazienti salvati visto che ci aggiriamo intorno ad una percentuale del 43% di sopravvisuti, vale a dire persone che dopo tre anni dall’evento sono ancora in vita. Numeri che si riscontrano soltanto in città americane fuori dalla nostra portata come Seattle». Tutte le società sportive, oramai, sono state dotate di defibrillatore (nel 2008 ne sono stati donati 47 tutti insieme spaziando dal calcio al basket, passando per atletica e tennis), ma ovviamente si può fare ancora di più per rendere l’intero sistema di macchinari più capillare.
«Gli investimenti da fare nel futuro – conclude il presidente di “Cuoriamoci” – devono essere rivolti all’attività formativa perché senza quella non si può fornire il giusto servizio in tempi rapidissimi, visto che uno strumento in se per se costa quanto un comune elettrodomestico».
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