Il Tirreno

Pistoia

Bonacchi vuole Pistoia come la Svizzera

di Francesco Albonetti
Bonacchi vuole Pistoia come la Svizzera

«In quel paese tutto passa attraverso i referendum, chiederemo di introdurli anche qui. E senza quorum»

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PISTOIA. Aglianese di nascita, presidente dell’Unione federalista italiana, insegnante di educazione fisica in pensione, filosofo, scrittore saggista, decano dei politici-contro a Pistoia e, soprattutto, apicoltore e cultore del mondo delle api. Paolo Bonacchi, 72 anni, si ripresenta alle elezioni come candidato sindaco della lista civica “Cittadini sovrani”. Capolista è l’ex leader leghista Giancarlo Pagliarini. Ed è proprio la Lega Nord l’ultimo partito nel quale Bonacchi ha militato, dissociandosene però negli ultimi anni.

Professor Bonacchi, com’è nata questa idea di candidarsi?

«Dalla necessità di stabilire momenti di controllo sul potere che discende dalla politica, senza il quale il cittadino è destinato ad essere solo un suddito della politica».

Gli aspetti salienti del suo programma per Pistoia?

«A differenza delle 26 pagine del programma di Bertinelli, il mio è tutto in 12 righe. Sono le quattro proposte del federalismo, in cui si esprime l’unica democrazia diretta partendo dai cittadini, vero sovrano dello Stato. Primo punto, la sovranità appartiene al popolo e non può essere violata dai rappresentanti eletti nelle istituzioni. Secondo, introduzione dei referendum deliberativi, d’iniziativa popolare e senza quorum. Terzo punto, il procuratore civico, una figura tolta sciaguratamente proprio dal leghista Calderoli. Ultimo punto, la revoca del mandato del sindaco e gli altri rappresentanti perché ritenuti incapaci o corrotti dai cittadini».

Ha mai provato a fare queste proposte a Pistoia?

«A novembre ho presentato domanda per una riforma dello statuto comunale, sottoscritta da 200 firme . In base all’articolo 8 della legge 267 del 2000, il sindaco avrebbe dovuto rispondermi entro 30 giorni. Così non è stato e mi sono rivolto all’avvocato per chiederne la decadenza per la violazione a quell’articolo. La stessa cosa è stata fatta a Vicenza, il proponente Trentin non ha avuto soddisfazione come me, ma per lo meno è stato ascoltato e gli hanno risposto. Quella di non rispondere ai cittadini, oltre ad essere un esempio di cattiva educazione, è un è una forma di inciviltà».

A quali modelli si ispira?

«Alla Svizzera, dove tutto passa attraverso i referendum. A Bellinzona, dovendo rifare la pavimentazione come avviene adesso a Pistoia, i cittadini hanno votato contro e il progetto è stato respinto. In California si svolgono ogni anno circa 50 referendum».

Apicoltore e ricercatore del mondo delle api, sull’argomento ha anche scritto dei libri. C’è qualche attinenza con la sua visione politica?

«Assolutamente sì. La società delle api è organizzata come sistema federale: non esiste gerarchia, ma divisione del lavoro. Il fondamento della politica va cercato nella natura».

Lei ha 5 figli, la seguono?

«Per fortuna sì, soprattutto David, tanto che ha accettato di entrare nella mia lista elettorale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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