Sicurezza
Muore in culla a tre mesi inutili i disperati soccorsi
La piccola era nata il 23 dicembre al Ceppo insieme ai suoi due fratellini gemelli La disperazione dei genitori, il drammatico racconto della vicina di casa
PISTOIA. Erano quasi le dieci quando le porte del pronto soccorso si sono spalancate davanti all’ambulanza della Croce Verde che trasportava il corpicino inerte della piccola Irene, quattro mesi ancora da compiere. I medici del pronto soccorso si sono subito messi all’opera per cercare di rianimare la piccola, ma non c’è stato nulla da fare. Disperati il padre e la madre, Francis ed Efi Odigie, che non hanno potuto fare altro che stringersi ancora una volta al petto la loro piccola. Oggi sarà l’autopsia a cercare di chiarire le cause della morte, ma ieri l’ipotesi più probabile era quella di un caso di sindrome Sids, la cosiddetta “morte improvvisa in culla”, un fenomeno ancora senza chiare spiegazioni, che determina la morte di neonati e bambini apparentemente sani.
Il teatro della tragedia è stata la casa al secondo piano di via La Pira 29, dove Francis ed Efi Odigie, trentenni, entrambi nigeriani, vivono dallo scorso mese di settembre. Lui è operaio presso un’azienda di Quarrata, lei lavora in una ditta di pulizie. Il 23 dicembre la loro vita era stata allietata dalla nascita di ben tre gemellini. E anche ieri mattina la famigliola si era svegliata come sempre. Anche la piccola Irene si era svegliata presto, ma poi aveva ripreso sonno. È stata la madre, intorno alle 9, ad accorgersi che qualcosa non andava: la piccola non chiedeva di mangiare, come faceva di solito a quell’ora. Efi si è avvicinata e si è subito accorta che la bambina era priva di sensi. Presa dal panico, ha cercato di svegliarla, ma inutilmente. Visibilmente disperata, ha quindi chiesto aiuto alla vicina di pianerottolo. «Ho subito chiamato il 118 – racconta la signora – e ho iniziato a rianimare la bambina come mi dicevano al telefono. Sono riuscita a stare calma nonostante la confusione, ma la piccola non ha mai ripreso conoscenza». Neanche quando il medico del 118, Nicola Bertocci, è subentrato nell’intervento, proseguendo con la rianimazione per quasi un’ora.
Al pronto soccorso sono arrivati i carabinieri, che hanno lavorato per ore per ricostruire la vicenda.
Nel primo pomeriggio la famiglia, ancora sconvolta, è tornata in via La Pira, dove è stata accolta dalla solidarietà di tanti connazionali ma anche dall’affetto dei vicini, che per i due giovani nigeriani hanno solo parole di apprezzamento e di solidarietà in questo terribile momento.
Fabio Calamati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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