Il Tirreno

Pistoia

Esplode la rabbia dei lavoratori senza più posto e senza pensione

di Michele Galardini
Esplode la rabbia dei lavoratori senza più posto e senza pensione

All’esame della Cgil i casi di ex dipendenti Caript, AnsaldoBreda e Poste Italiane indotti a lasciare l’occupazione e messi nei guai dalla rivoluzione del ministro Fornero contestata dal sindacato

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PISTOIA. In attesa della manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil che si svolgerà a Roma domani contro i provvedimenti del governo in materia di pensioni e mercato del lavoro, Gessica Beneforti, segretario generale Cgil, ha voluto illustrare le ricadute che questa manovra ha , sul territorio pistoiese. Nel dossier riassuntivo si è cercato di simulare l’incidenza che la riforma del lavoro promossa dal ministro Fornero avrà sui lavoratori rispetto alla situazione del biennio 2009-2011. Il punto di partenza è sempre il tipo di contratto. Nel 2011 più della metà degli avviamenti complessivi, nella provincia, sono avvenuti tramite contratti a tempo determinato mentre solo l’11% a tempo indeterminato, più o meno la stessa percentuale riscontrata per i contratti a lavoro intermittente.

«Dobbiamo sfatare un mantra – ha detto Beneforti – e cioè che, per gli ammortizzatori sociali la riforma sia estensiva ed inclusiva. Se andiamo a vedere i dati, notiamo che non è cambiato il requisito di accesso per i contratti a tempo determinato e interinale, poiché continuano a rimanere esclusi dal sostegno al reddito molte tipologie di contratti come quello di lavoro occasionale, a chiamata o a progetto». Sempre nel 2011, secondo Cgil, sarebbero stati 7.496 i lavoratori pistoiesi esclusi dal sostegno al reddito (Aspi), mentre la cassa integrazione straordinaria sarebbe aumentata del 142% rispetto al 2010, in corrispondenza alle numerose cessazioni di aziende di media dimensioni. Sempre secondo la simulazione effettuata, applicando gli effetti della nuova riforma, nel biennio 2009-2011, a livello provinciale, sarebbero state escluse dalla cassa integrazione 13 aziende, tra cui Mas, Recoplast, Gtc, Prato Tnt, per un totale di 681 lavoratori coinvolti e una perdita di circa 10 milioni di reddito all’anno. Anche Lorella Capecchi, segretario Fisac Cgil, porta alla luce dati fino ad oggi inediti. «Per la sola Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia le stime parlano di 25 lavoratori esodati, mentre sarebbero circa 40 quelli di Ansaldo Breda e 20 quelli di Poste Italiane, tutti inseriti in questo limbo di disperazione nato dagli accordi di ristrutturazione individuati dalle aziende prima della riforma. Allungandosi i tempi per il pensionamento e scadendo, contemporaneamente, il periodo di mobilità, questi lavoratori rischieranno di rimanere senza alcuno stipendio anche per 6 anni».

Una situazione di cui parla Walter Niccolai, operaio Ansaldo Breda di 52 anni: «Dopo vari incontri con la direzione, a settembre, ci siamo trovati d’accordo per il mio esodo e a dicembre mi sono trovato, assieme ad altri colleghi, in questo pasticcio, per cui non sappiamo più che fine faremo. Dovevamo uscire con tre anni di mobilità più la finestra ed essere accompagnati alla pensione con quarant’anni di contributi e invece siamo qui che, da allora, non si chiude occhio tutte le notti. Ricordo bene le parole del dirigente che disse, “vede Niccolai, lei è anche un esposto all’amianto e quindi se esce un po’ prima è tutto di guadagno, perché si sa che chi viene esposto all’amianto, campa meno”». Nella stessa condizione versa anche un suo ormai ex-collega, Claudio Biagini, il cui licenziamento, firmato nel settembre del 2010, è materialmente scattato il 31 dicembre del 2011. Cambiando settore il risultato resta immutato. Mauro Del Grande, che è riuscito nel 2006, a 62 anni e rientrare nei tempi per il pensionamento, porta la testimonianza di sua moglie, Silvana Paolettoni, impiegata di Combipell a Montecatini. «C’erano stati un paio di problemi prima ad agosto e ad ottobre e poi il 3 di novembre mia moglie ha firmato la mobilità, con la speranza che riesca ad essere agganciata direttamente alla pensione. Questo Stato non è stato in grado di onorare gli accordi presi tutti quei lavoratori che entravano nel mondo del lavoro e avevano davanti la prospettiva di pensionamento dopo quarant’anni di lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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