Gioco
«Grande emozione incontrarci di nuovo dopo tanti anni»
PISTOIA. Aristide Marrese, per tutti “Il Comandante”, racconta com'è nata la sua iniziativa: «Erano anni che meditavo di riunire tutti gli amici con cui ho condiviso anni irripetibili. E più ne...
PISTOIA. Aristide Marrese, per tutti “Il Comandante”, racconta com'è nata la sua iniziativa: «Erano anni che meditavo di riunire tutti gli amici con cui ho condiviso anni irripetibili. E più ne parlavo, più venivo sollecitato a farlo. Così ho scritto una lettera ad ognuno di loro. È stato emozionante, adesso abbiamo tutti i capelli bianchi ma lo spirito è rimasto quello di un tempo. La serata è stata anche l'occasione per ricordare anche chi, purtroppo, non c'è più.
«I primi anni – prosegue Marrese - la formazione era la seguente: Pratesi in porta, Giampiero Carobbi e Banci terzini, Marini stopper e Meucci libero. Giorgio Carobbi faceva il mediano, Gargini e Mochi giocavano sulle fasce, io e Matani a centrocampo e Paolo Innocenti era il centravanti. Giorgio Carobbi, Pratesi e Mochi non erano vigili. C’era una regola che permetteva di tesserare tre esterni, e noi ovviamente scegliemmo il meglio che la piazza offriva in quel momento».
Il calcio minore è sempre una fabbrica di aneddoti, quando si torna indietro di quarant'anni c'è davvero di che divertirsi. Marrese ne sceglie uno per tutti:
«Durante una partita contro i Postelegrafonici, Giorgio subì un brutto colpo alla spalla. Oggi arriverebbe l'ambulanza, all'epoca si preferivano i misteriosi poteri della santona Eufemia e così fece lui. Sembra impossibile, eppure in pochi minuti gli rimise a posto la spalla e Giorgio tornò in campo per il secondo tempo».
Due vittorie in trentotto anni: un bilancio non proprio esaltante...
«E chi ha detto che ci interessavano le vittorie? Il calcio era solo un pretesto per stare insieme e, soprattutto, concludere la serata a tavola. Ogni volta era così, prima ancora che colleghi e compagni di squadra eravamo un gruppo di amici. E lo siamo ancora».(g.c.)
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