Il dolore
Bertinelli prepara una svolta per Pistoia
Nel programma del candidato di centrosinistra novità su urbanistica, traffico, ambiente e macchina comunale
PISTOIA. Ve ntisei pagine per descrivere una Pistoia tutta nuova. Un progetto politico di grande ambizione che vuol trasformare la città di oggi, fiaccata dalla crisi economica, in una “smart city”, una città intelligente, con l’ambizione addirittura di «diventare il modello di una città media europea». E il motore di questo cambiamento dovrebbe essere il Comune, chiamato a (ri)assumere il ruolo di guida di una comunità che a sua volta si auspica più partecipe e coinvolta.
Mira alto il programma di mandato di Samuele Bertinelli, candidato sindaco del centrosinistra, presentato ieri mattina alla stampa. Tanto alto che salta all’occhio la svolta che, di fatto, disegna rispetto agli ultimi dieci anni, all’amministrazione guidata da Renzo Berti. Dall’urbanistica ai temi del bilancio, dalle questioni del traffico a quelle dell’ambiente, alle scelte sulla macchina comunale, le soluzioni che propone Bertinelli non sono quasi mai in continuità con la giunta uscente.
«Questo è un programma di sinistra. Una sinistra moderna, aggiornata, ma sinistra» sottolinea il candidato. Ma non è solo una questione poltica quanto di metodo: Bertinelli vuol riaffermare con forza il ruolo del Comune come guida della comunità, nell’ambito di un ricambio che è anche generazionale: «Un progetto così ambizioso per il governo di Pistoia – si legge nella prima pagina del programma – è possibile soltanto se a questo compito è chiamata una nuova generazione che si assume con responsabilità il coraggio di costruire una prospettiva nuova».
Qualche esempio della nuova rotta bertinelliana? In tema di bilancio, il candidato del centrosinistra vuole rispettare la “regola d’oro” (parole sue)per cui le entrate straordinarie non finanziano la spesa corrente: scelta che invece Berti – spinto dai tagli dei governi Berlusconi – ha dovuto sposare negli ultimi anni. In materia di traffico, Bertinelli propone un progressivo allargamento della zona pedonale, con obiettivo di arrivare fino alle mura. Addirittura clamorosa la svolta a 180° sulle aziende pubbliche: se gli ultimi anni della giunta Berti hanno portato al rafforzamento di Publiservizi come holding-perno delle spa partecipate, Bertinelli non esita a definirla «oggi come oggi, un danno per la città» e a ipotizzare un ruolo diretto del Comune nella partecipazione e nel controllo delle aziende.
Ma se questi sono i temi a medio-lungo termine, Bertinelli si dice pronto ad affrontare anche le emergenze con cui il nuovo sindaco dovrà fare i conti. Il bilancio con una Imu ridotta dovrà contare giocoforza su un ritocco delle tariffe,ma tagliando anche le spese, a cominciare dalle indennità di sindaco e assessori. E poi la materia urbanistica, con il regolamento che la giunta Berti non è riuscita a far approvare dal consiglio. La ricetta: approvare il 90% del regolamento su cui non ci sono divergenze, riadottare la parte su cui si discute (in sostanza gli interventi sugli edifici pe-1953) tenendo conto delle obiezioni (vincoli eccessivi, ndr), il tutto entro il marzo 2013; e contemporaneamente, far partire le procedure per una variante generale al Piano strutturale che, lo ricordiamo, fu approvato nel 2002
Ma una sterzata così notevole non pone qualche problema a un candidato sindaco Pd, cioè con in tasca la stessa tessera del primo cittadino uscente? «La verità – replica Bertinelli – è che la città è cambiata profondamente rispetto a quel 2002 quando Berti iniziò a governare. Sono contento di aver dato allora anch’io un contributo (nel primo mandato amministrativo Bertinelli fu capogruppo Pd, ndr) e non rinnego nulla. La città è cresciuta, c’è maggiore dinamismo e parte del gap di infrastutture è stato colmato. Ma nel frattempo ci sono state due grandi crisi finanziarie, il mondo è cambiato e anche la politica, non solo a Pistoia, ovviamente, è indebolita. Questo processo va cambiato: non con le prediche, ma cambiando la politica».
Domanda finale di prammatica: e la giunta? «La saprete dopo il voto, se sarò eletto. Ma farò prestissimo. E non accetterò dai partiti né nomi seccbi né rose. A scegliere sarò io, anche se saranno scelte politiche: la giunta non è il salotto di casa del sindaco, non nominerò compagni di scuola».
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