Il Tirreno

Pistoia

Patteggia per gli incendi dolosi nei vivai

di Massimo Donati
Patteggia per gli incendi dolosi nei vivai

Pena di 4 anni e 8 mesi per una decina di roghi (con danni per milioni di euro) appiccati nelle aziende del verde

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PISTOIA. Gli investigatori della Squadra mobile erano sulle sue tracce da anni. Con un lavoro paziente e certosino, hanno raccolto indizi, testimonianze e, infine, prove pesanti come macigni. E all'alba del 22 ottobre scorso avevano bussato alla sua porta di casa. Così era finito in manette il piromane che nel dicembre 2005 appiccò le fiamme, distruggendola, all'Agraria Checchi di via Bonellina. Un incendio che causò all’azienda vivaistica danni per 5 milioni di euro. Ma ieri mattina davanti al gip del tribunale, Emanuele Cialdi, 36 anni, piccolo imprenditore del settore, era accusato anche di altri dieci roghi dolosi, sempre ai danni di vivai della zona.

Difeso dall’avvocato Andrea Mitresi, Cialdi ha scelto di patteggiare la pena direttamente davanti al giudice delle indagini preliminari, per usufruire del duplice sconto previsto dal rito alternativo. Ha concordato perciò con il pm Claudio Curreli la pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione, di cui 2 anni e 8 mesi cancellati dal condono. L’imprenditore si trova ancora agli arresti domiciliari a casa della fidanzata e lì, probabilmente sconterà in regime di detenzione domiciliare il resto della pena (6 mesi li ha già scontati come custodia cautelare).

Coimputato nel processo, Alessandro Marini, 32 anni, anch’egli titolare all’epoca di un’azienda vivaistica e che fu denunciato dalla polizia a piede libero per aver partecipato ad alcune delle scorribande incendiarie notturne assieme al Cialdi. Anche Marini ha scelto la via del patteggiamento, concordando la pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione, di cui 2 anni e 2 mesi condonati. Nei suoi confronti il giudice delle indagini preliminari non aveva disposto il carcere, ritenendo che per l'acquisizione delle prove la sua collaborazione con gli inquirenti avesse avuto un ruolo importante.

Tra le imputazioni per le quali il gip del tribunale aveva invece emesso nei confronti di Cialdi l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, anche quella relativa a un raid vandalico compiuto in centro a Pistoia nella notte del 10 maggio 2006: furono squarciati gli pneumatici a 26 auto in sosta.

Cialdi ieri era inoltre contestato il reato di porto abusivo di arma da fuoco: in casa i poliziotti gli avevano sequestrato una pistola che, benché regolarmente detenuta, il giovane imprenditore - secondo le accuse - portava con sé illegalmente durante i suoi raid.

Laureato in Agraria, Emanuele Cialdi viveva con la madre in via di Ramini, dove era contitolare di un'azienda vivaistica a conduzione familiare. Gli investigatori della Squadra mobile ritengono che nell'appiccare gli incendi fosse spinto soprattutto dalla necessità di sfogare un desiderio irrefrenabile e, al contempo di sfogare la sua rabbia repressa. Non disdegnando poi il fatto che, colpendo aziende vivaistiche, eliminava dal mercato, almeno per qualche giorno, dei potenziali concorrenti. Nel corso delle indagini, i poliziotti avevano inoltre documentato le sue simpatie nei confronti degli ambienti neonazisti e la sua passione per le armi e per la cultura fisica. Nel corso di una conversazione telefonica lo avevano sentito approvare l'autore delle stragi di Oslo e Utoya, in Norvegia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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