Il Tirreno

Pistoia

«Il cuore di Eva non ha resistito»

di Marta Quilici
«Il cuore di Eva non ha resistito»

Parla la sorella della donna morta per le ferite nel grave incidente di sabato

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QUARRATA. Sotto choc la famiglia di Eva Maccioni dopo la tragica morte della giovane mamma quarratina, vittima del tremendo incidente avvenuto sabato pomeriggio: le lame della fresatrice che stava conducendo le avevano straziato la gamba sinistra.

Eva, 39 anni, da tutti conosciuta come "Meri", stava infatti fresando il giardino della sua casa in via Campiglio alla Stella 69 a bordo di un piccolo trattore, quando il mezzo si è ribaltato. Le lame della fresa hanno continuato a muoversi anche una volta a terra e, dopo averle arpionato la caviglia, hanno iniziato a maciullarle tutta la gamba fino al bacino. Eva è morta verso le 5 e mezzo di domenica mattina all'ospedale di Careggi, in sala operatoria, mentre i medici, una volta amputata la gamba, si stavano occupando delle ferite riportate anche nella zona pubica.

A raccontare i tragici momenti che hanno portato alla morte della giovane mamma, è la sorella maggiore Catia: «Per il momento - spiega - è tutto in mano alla magistratura. Non so se devono farle un'autopsia o cos'altro. Il corpo di mia sorella per adesso è ancora a Careggi e non sappiamo ancora quando ce lo restituiranno. In ogni caso abbiamo deciso che sarà esposta nelle cappelle del commiato dell'ospedale fiorentino: se la volessimo riportare a Pistoia, infatti, dovrebbero sigillare la bara per il trasporto e non si potrebbe più vederla».

Eva era la più piccola di tre sorelle: Catia è la più grande e Marzia quella di mezzo. Era figlia di Walter Maccioni, postino di Quarrata, morto alcuni anni fa. Lascia il marito Leonardo e il figlioletto di 10 anni Andrea.

«Si chiamava Eva, ma tutti la conoscevano come "Meri" - spiega la sorella -. All'anagrafe, infatti, non accettarono tutti e due i nomi, così fu registrata solo come Eva, ma doveva chiamarsi Eva Meri. Così per tutti era "la Meri" ormai».

«Mia sorella è rimasta cosciente per tutto il tempo - continua -, durante le operazioni di soccorso (durate oltre un'ora con l'intervento dell'automedica, della Croce Rossa e dei Vigili del Fuoco che hanno dovuto segare la fresa incastrata nella gamba, ndr) e anche durante il trasporto a Careggi. Poi, forse per colpa della stanchezza, per il fatto che aveva perso tanto sangue, il cuore non ha retto più: ha avuto diversi arresti cardiaci. Il primo già al pronto soccorso mentre finivano di amputarle la gamba sinistra, poi anche altri. Il decesso è sopraggiunto alle 5.30 circa di domenica mattina».

E aggiunge: «Essendo testimone di Geova, come tutta la mia famiglia, desiderava non le fossero fatte trasfusioni: a Careggi c'è un comitato apposito per queste situazioni che l'ha seguita fino in sala operatoria. Il discorso delle trasfusioni, comunque, non c'entra nulla con la morte perché il problema è stato il cuore che non ha retto. I danni, infatti, non erano solo alla gamba, ma anche alla parte pubica e più in alto. Marzia, l'altra mia sorella, era fuori dalla sala operatoria con il marito di Eva e mi ha chiamato per dirmi che non ce l'aveva fatta. Io purtroppo non ero là perché ero con mia madre al pronto soccorso di Pistoia in stato di choc».

È stata infatti la mamma di Eva a dare l'allarme sabato sera, verso le 19, allertata dalle urla strazianti della figlia. Dopo aver chiamato i soccorsi si è sentita male ed è stata trasportata all'ospedale con un'ambulanza della Misericordia di Quarrata, intervenuta in supporto alla Croce rossa.

«Mia mamma ha chiamato subito a casa mia, ma io ero a lavoro e ha trovato mio marito. Lui si è precipitato a vedere cosa era successo e poi mi è venuto a prendere. Non sapeva trovare le parole per dirmi della tragedia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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