Il Tirreno

Pistoia

Quanto costi acqua, a Pistoia la tariffa più salata d’Italia

di Luca Giuntini
Quanto costi acqua, a Pistoia la tariffa più salata d’Italia

Federconsumatori: un consumo annuo di 200 metri cubi porta una bolletta di 478 euro. A Bolzano sono 208 euro

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PISTOIA. Per andare in villeggiatura al mare in Versilia un pistoiese deve percorrere circa 70 chilometri, eppure anche in città l’acqua è salata, la più salata d’Italia secondo le associazioni dei consumatori: una famiglia di Pistoia per un consumo annuo di 200 metri cubi d’acqua paga 478 euro di bolletta. La rete idrica in alcuni punti risale alla prima guerra mondiale: quasi fisiologico quindi che un terzo dell’acqua che vi circola vada perduta in mille rivoli. In tutto il territorio comunale Publiacqua ha contato 220 fontanelle pubbliche, molte delle quali, non si sa esattamente quante, restano sempre aperte, causando uno spreco d’acqua rilevante. Le tubature infine sono vecchie: quando arriva il gelo si rompono, così come contatori e rubinetti. Quando arriva l’estate e la siccità, molte frazioni restano a secco, con cittadini costretti a farsi approvvigionare con autobotti o attingendo direttamente a pozzi privati.

Tra le partecipate del Comune di Pistoia Publiacqua è forse la “publi”più conosciuta: con sede a Firenze è la società che eroga il servizio idrico in provincia di Pistoia e gestisce una rete complessiva di 7 mila chilometri di acquedotto. Palazzo di Giano ha una partecipazione diretta al 3,95%, più una partecipazione indiretta attraverso Publiservizi dello 0,4%. Publiacqua è una società per azioni al 60% pubblica e al 40% di Acque Blu Fiorentine, controllata a sua volta per il 69% da Acea, società romana primo operatore nazionale nel settore idrico e socio privato di riferimento di Acque spa dove il Comune è presente al 19% attraverso Publiservizi.

Fa una montagna di utili Publiacqua, segno di una buona amministrazione: ha chiuso il 2010 in attivo di 19 milioni di euro, l’anno precedente l’utile era stato di 12 milioni e mezzo di euro. Ma nelle casse comunali, quanti di questi soldi vanno a finire? Nel 2009 la “miseria” di 320 mila euro, ai quali vanno aggiunti gli incassi dai canoni concessori, ovvero dal “fitto” delle reti che il Comune mette a disposizione dell’azienda: nel 2010 Publiacqua ha pagato 2 milioni e 120 mila euro. Nonostante gli utili dell’azienda e l’esito del referendum 2011 che ha detto no alla privatizzazione dell’acqua e alla remunerazione del capitale investito, Pistoia rimane la città con la tariffa più salata di tutta Italia. Un dato confermato anche nello studio di Federconsumatori sul servizio idrico italiano: i pistoiesi, insieme a fiorentini e pratesi (anche qui gestione idrica in mano a Publiacqua), per un consumo annuo di 200 metri cubi di acqua pagano 478 euro, 2,39 euro a metro cubo. Nessuna città in Italia è più cara di Pistoia. Gli abitanti di Bolzano ad esempio, tra le città meno care in quanto a tariffa idrica, pagano 208 euro, meno della metà dei pistoiesi.

Il costo della bolletta annua di 478 euro, sempre secondo l’analisi di Federconsumatori, è così suddiviso: 24,89 euro di quota fissa; 227,70 euro per costi di acquedotto; 64 euro di fognatura; 118 euro per la depurazione, più 43 euro di Iva. Pistoia scende dal primo al quarto gradino della classifica di città con la bolletta dell’acqua più cara d’Italia, solo se si considera un consumo annuo di 100 metri cubi di acqua: in questo caso la bolletta alla fine dell’anno è di 194,80 euro (sempre in compagnia di Firenze e Prato), con un costo al metro cubo di 1,95 euro.

In alcune zone della città come Cason de’ Giacomelli a Bottegone, borgate di Sammommè, Pracchia, Torbecchia, Iano, Baggio, Villa di Baggio, la rete fognaria e acquedottostica è sotto-dimensionata rispetto all’effettivo numero di abitanti, o perché in alcune aree c’è stato un aumento improvviso di abitanti, non accompagnato da uno sviluppo adeguato della rete, oppure al contrario perché in alcune aree con “pochi” abitanti gli investimenti per l’azienda sarebbero “improduttivi”. I cittadini sono così costretti a prendere l’acqua da pozzi privati costruiti con migliaia di euro, oppure a farsela recapitare tramite autobotti dalle zone più vicine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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