Sicurezza
Dalla Farcom più soldi al Comune e nuovi servizi socio-assistenziali
Check up alle aziende partecipate: chiude con un buon utile il bilancio delle farmacie pubbliche Ma Bartolomei (Terzo Polo) attacca: «Sono peggiori delle private e non fanno spendere meno»
PISTOIA. Nel dedalo delle ottanta partecipazioni comunali in aziende di servizi più o meno strategici, quella di Palazzo di Giano in Farcom è una delle poche che porta utili nelle casse pistoiesi: 831 mila euro nel 2009 e tra pochi giorni, quando verrà resa noto il bilancio 2011, l’utile sarà sì più risicato, ma comunque sempre presente. La Farcom è una società per azioni partecipata direttamente dal Comune per l’82,83% che gestisce sette farmacie comunali: quattro a Pistoia (viale Adua, via Fiorentina, via dello Stadio e Bonelle) e una a Quarrata, Larciano e Agliana. Di queste la comunale 1 in viale Adua è aperta 24 ore su 24. L’azienda si occupa anche della distribuzione intermedia alle farmacie pubbliche e private e alle strutture sanitarie.
Presieduta da Simona Laing, due anni fa in corsa per la poltrona di segretario provinciale del PD, la Farcom conta 40 dipendenti, ma benché sia una delle poche aziende partecipate a generare dei dividendi per le casse comunali, le critiche alla gestione non mancano.
Innanzitutto su un punto: perché il Comune di Pistoia spende soldi per una partecipazione in un’azienda quando già adesso la Farcom gestisce il servizio delle farmacie comunali come fosse un privato qualunque? Non sarebbe meglio fare un passo indietro, vendendo la partecipazione, adesso che è redditizia?
«Certo che dovrebbe fare così – afferma Alessio Bartolomei, consigliere comunale e candidato a sindaco del Terzo Polo – Farcom così com’è non ha senso. Serve soltanto a trovare un posto ad amministratori rimasti fuori dal giro della politica e ad assumere amici di amici. L’azienda aveva un senso quando il mondo delle farmacie era una lobby chiusa e auto-referenziale: in quello scenario la presenza di Farcom avrebbe potuto contribuire a calmierare il mercato. Ma adesso, in regime di sostanziale liberalizzazione del mercato, Farcom non ha senso. Tanto più che le farmacie comunali non offrono nessun servizio aggiuntivo rispetto a quelle private, anzi, in alcuni casi il servizio offerto è mediamente peggiore. Delle sette comunali gestite dall’aziende soltanto una è aperta tutto i giorno».
Il presidente della Farcom Simona Laing, “un tecnico prestato alla politica”, come si definisce lei stessa, ascolta le critiche e si chiede: «Ma è un male perseguire una strategia di gestione privatistica se questa porta benefici?». Alla guida di Farcom dal 2009 Simona Laing è stata recentemente nominata coordinatrice delle 240 farmacie di Confservizi Toscana. È stata consigliere comunale durante il primo mandato di Renzo Berti e lavora all’Ospedale Meyer di Firenze. «Abbiamo perseguito un’impostazione di tipo privatistico per ridurre costi, ottimizzare la gestione del personale, puntare su indici di performance e alla fine, generare utili. Ci siamo riusciti no? – si domanda Laing - Il 2010 è stato chiuso con un utile di 523 mila euro. Il bilancio 2011, che presenteremo a fine marzo, avrà un utile più basso ma comunque ci sarà.Tutto questo senza rinunciare al profilo socio-assistenziale che le farmacie comunali devono avere: nella farmacia 1 di viale Adua è attivo uno sportello di consulenza psicologica gratuita per tutte le donne con figli, e in orario pomeridiano la presenza di un assistente sociale. Non vedo servizi simili nelle altre farmacie private. Con le misure di liberalizzazione decise dal Governo ci sarà una farmacia ogni 3.300 abitanti (adesso ce n’è 1 ogni 5 mila, ndr). Il mercato viene aperto, ma solo a favore dei privati, perché i nuovi punti non potranno essere a gestione comunale. Ragion per cui il nostro presidio sul territorio sarà ancora più importante».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google