Il Tirreno

Pistoia

«Ma come è possibile che quel cavo non sia stato visto?»

di Beatrice Faragli
«Ma come è possibile che quel cavo non sia stato visto?»

Il racconto del figlio della vittima del drammatico errore Adesso la famiglia accusa e chiede che sia fatta giustizia

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PISTOIA. «Questa volta non ce la faccio». Sono state le ultime parole che Roberto Sibaldi ha sussurrato all’orecchio del figlio Alessandro prima di essere trasportato in codice rosso al pronto soccorso del Ceppo. «Mio padre è morto ammazzato pochi istanti dopo. Un’infermiera gli ha tolto la vita – ripete l’uomo - Ha tranciato il suo cuore artificiale con delle forbici».

L’incubo per la famiglia del pensionato sessantanovenne, un ex rappresentante di patatine che ha dedicato la vita ai suoi due figli e alla moglie Esterina, è iniziato martedì sera. «Abbiamo saputo la verità molte ore dopo – spiega la nipote Elena – il corpo del nonno era già freddo».

Le prime difficoltà respiratorie sono comparse intorno alle 20,30. Quando l’uomo è stato colpito dallo scompenso cardiaco, i familiari erano con lui in sala da pranzo, in quella casa condivisa al civico 126 di viale Antonelli, e hanno subito allertato il 118. Un calvario cominciato già dall’arrivo dei soccorritori e finito al pronto soccorso dell’ospedale mezz’ora dopo. I dottori del presidio d’emergenza non hanno fatto in tempo neppure a intubarlo. Le manovre di soccorso si sono interrotte davanti a un suono assordante, «un “bip” che avrebbe potuto far tremare le pareti di una casa» racconta il figlio. L’allarme sonoro è partito in automatico quando l’infermiera di turno, una donna di 58 anni con alle spalle decenni di professione, ha preso le forbici per tagliare i pantaloni dell’uomo e inserirgli il catetere. Le lame hanno tranciato di netto il cavo dell’apparecchiatura salvavita “Vad”: una strumentazione elettronica che, attraverso un buco sull’addome, arriva fino al cuore.

Dallo scorso 11 novembre, grazie a un’operazione d’eccellenza eseguita dai medici del San Raffaele di Milano, quella pompa alimentata a batteria scandiva i battiti del ventricolo sinistro del pensionato. «Lo scompenso cardiaco di ieri sera (martedì, ndr) – spiega Alessandro – riguardava la parte destra. Mio padre è morto per colpa dell’incompetenza di qualcuno. Nessuno ce lo renderà più ma per tutto quello che ha passato merita almeno un po’ di giustizia».

La figlia Linda martedì sera, non appena è stata informata della tragedia, ha subito chiamato la polizia. Ieri i familiari sono andati dai Carabinieri per sporgere denuncia e sulla drammatica vicenda la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. L’autopsia sul corpo della vittima è stata disposta per oggi pomeriggio dal sostituto procuratore Claudio Curreli. Proprio in vista dell’esame autoptico odierno, l’infermiera è stata iscritta nel registro degli indagati.

La famiglia però accusa negligenze anche da parte del dottore dell’automedica, il primo ad aver visitato Roberto Sibaldi dopo il malore. «Mio padre – precisa Alessandro – è l’unico caso in Toscana di cardiopatico sottoposto a LVad (Ventricular assestement divice, ndr). Al pronto soccorso lo conoscevano bene. Per lui, nell’eventualità di un’emergenza, era stata predisposta una precisa procedura da seguire. Il medico doveva immediatamente chiamare il San Raffaele. Il dottore ha perso troppo tempo. Avrebbe dovuto chiedere subito aiuto ai colleghi milanesi e invece ha aspettato parecchi minuti, forse un quarto d’ora. Dopo l’operazione – continua il figlio – gli operatori del presidio di Pistoia sono stati formati proprio per seguire il caso e intervenire adeguatamente su un possibile codice rosso».

Il tragico epilogo è arrivato non appena la barella ha varcato le porte del pronto soccorso, intorno alle 21 di martedì sera. «Come ha fatto l’infermiera a non vedere quel tubo? E’ impossibile. Noi avevamo informato tutti e mio padre aveva una specie di marsupio per le batterie che scendeva su un fianco».

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