Gioco
L’Aias chiede indietro i soldi alla Fondazione Maria Assunta
In ballo ci sarebbe oltre un milione di euro. Il presidente dell’associazione Principato è deciso: «Denaro uscito dalle nostre casse, deve rientrare. Pronti a un accordo, non a lasciar perdere»
PISTOIA. Il braccio di ferro tra Apr e sezione pistoiese dell’Aias si arricchisce di un nuovo episodio. Ora l’Aias guidata dall’architetto Antonio Principato ha chiesto formalmente alla Fondazione Maria Assunta in cielo (proprietaria degli immobili in cui viene svolta l’attività di assistenza ai disabili che ha sempre caratterizzato l’associazione) di restituire le somme versate negli anni scorsi dalla stessa Aias (ma in questo caso si tratta della vecchia associazione, quella guidata da Luigi Bardelli) alla Fondazione. Per l’Aias attuale quelle somme – si parla di un milione di euro – figurerebbero nei documenti contabili dell’associazione come prestiti, e quindi andrebbero restituiti. La Fondazione ha sempre replicato che si trattava di contributi per la manutenzione degli edifici nei quali l’Aias stessa svolgeva le sue attività.
La lettera inviata dall’Aias alla Fondazione (da sempre guidata da uomini vicini a Bardelli, come il presidente don Renato Gargini e il segretario don Diego Pancaldo) specifica che se entro sette giorni l’ingente somma non tornerà nelle casse dell’Aias, della questione sarà investita la magistratura.
L’episodio si inquadra nella tormentatissima vicenda che ha preso il via tre anni fa con il commissariamento dell’Aias (allora guidata da Bardelli) ad opera della sede nazionale dell’associazione. Nell’estate dello scorso anno quest’ultima ha subito una vera e propria scissione: da una parte l’Apr, guidata da Luigi Bardelli, che rivendica completa autonomia rispetto alla casa madre nazionale ma contemporaneamente continuità con la vecchia associazione, tanto da esserle subentrata nell’attività di assistenza ai disabili e nella convenzione con l’Asl; dall’altra la attuale sezione Aias, guidata da Antonio Principato, che invece si presenta come unica legittima continuatrice dell’operato della “vecchia” Aias. Un guazzabuglio su cui a luglio forse il tribunale di Roma dirà la parola definitiva, decidendo sulla validità o meno delle delibere che hanno dato vita all’Apr (e che al momento sono state sospese, anche se senza effetti pratici).
«Siamo stati costretti a scrivere alla Fondazione – spiega Antonio Principato – per rientrare in possesso di somme ingenti che spettano legittimamente all’Aias e che la gestione di Bardelli e degli altri ha invece impiegato in un modo diverso». Principato aggiunge che l’Aias si muove solo per tutelare i propri soci e mette la massima cura nel non pregiudicare l’assistenza ai disabili, che al momento viene svolta dall’Apr. «Con loro – aggiunge –siamo sempre pronti a metterci ad un tavolo. Ma non si illudano che ad un certo punto ci stanchiamo di esigere i nostri diritti. Questo non avverrà mai».
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