Il Tirreno

Pistoia

«Pistoia non sia ancora città dei crucci»

Zini (segretario Confartigianato): «Ricerchiamo sinergie per lo sviluppo e non nuovi scontri»

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PISTOIA. Pistoia città dei crucci. Patrizio Zini, ex preside e attuale segretario di Confartigianato Pistoia, ne è convinto. Succede ora, con lo scontro tra “bottegai” del centro e di periferia, succedeva così mille anni fa (o giù di lì). «Le cronache - dice Zini - ci narrano che nella "città dei crucci" si è verificato un nuovo preoccupante sussulto di litigiosità. Pervasi dall'afflato costante della divisione e dello scontro, due gruppi mercantili ben agguerriti si fronteggiano.

«Da una parte si evidenziano, Stazio speziale, Masino cristallere, Cecco beccaio, Griselda vinattiera, Arnolfo oliandolo, Folgore cerusico, Ginefra falsettiera, Uguccione trampoliere, insieme a maniscalchi, giullari, cantastorie e tanti altri.

«Dall'altra parte si notano il sarto Guittone, la vinattiera Griselda, l'acciarino Jacopone, il fornaio Lapo, il cavadenti Mattia, la correggiaia Smeraldina, lo scarpellino Bartolo uniti a venditori di granaglie e fave, tintori, scardassieri e molti altri. In mezzo alla baruffa la priora Barnaba cerca di spiegare, di addolcire e di mediare, ma senza successo.

«La guerra continua, con la minaccia di rivolgersi al Gonfaloniere di giustizia e addirittura di portare in processione, gli uni Sant'Atto e gli altri San Biagio.

«Monta lo scontro e nobili, servitori, dame e pellegrini si schierano in modo sgangherato dall'una o dall'altra parte. Mentre tutti sperano, per ragioni opposte, che il nuovo capitano del popolo sistemi ogni cosa. La singolare tensone non verte su nobili principi, come nella rivolta dei Ciompi, ma semplicemente sulla difesa del territorio mercantile di riferimento. Mentre si lotta per questo, si perdono di vista i veri motivi per i quali gli scambi commerciali diminuiscono, come l'aumento delle decime o delle gabelle, il popolo sempre più magro, il lievitare del costo del fieno che fa aumentare il costo del trapelo e di conseguenza del pane e di tutta l'altra merce. Sembra davvero di vivere una buia pagina medievale, ma invece tutto accade in questo marzo 2012 nell'aspra Pistoia.

«La metafora è forse marginale ma rappresenta purtroppo l'anima vera della città e delle sue dinamiche relazionali tra strutture politiche, sociali, economiche e culturali. E allora seppelliamo l'afflato divisorio e riscopriamo un senso di collaborazione, di confronto, di solidarietà. Lavoriamo per un modello di città policentrica, dove si ricercano sinergie e non scontri».

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