Italia
Furti a ripetizione nel centro Cespevi, attività a rischio
Portati via anche cavi, problemi per la sperimentazione sui sistemi di irrigazione. Esasperazione nella dirigenza
PISTOIA. «Generalmente non diciamo nulla, ma da Dicembre da situazione è diventata insostenibile». È esasperato Paolo Marzialetti, direttore del Cespevi (Centro sperimentale per il vivaismo), dopo l’ennesimo furto di materiale avvenuto nella notte fra sabato e domenica. Un bottino di circa 400 euro di cavi utilizzati per la trasmissione di segnali da cui i ladri avrebbero voluto ricavare poche decine di euro di rame, essendo il materiale composto in prevalenza da plastica, a differenza dei cavi per la corrente.
Un colpo ideato da soggetti esperti e consapevoli del bersaglio, poiché fra tutti i cavi tagliati l’unico a non essere stato toccato è stato quello che porta la corrente a 220 volt, il più pericoloso da maneggiare. Un danno minimo in termini economici che però rischia di bloccare quest’anno la sperimentazione in un’area del centro, quella incentrata sulla diminuzione dell’impatto ambientale dell’irrigazione. Ai carabinieri è stata sporta denuncia contro ignoti.
Al Cespevi fanno però osservare che la zona confina con il campo rom di Pistoia sud e si riflette su indizi come la presenza di un passeggino abbandonato in mezzo al campo e utilizzato per il trasporto del materiale; oppure sulla rilevazione da parte dei carabinieri della presenza di un rogo dentro il campo rom all’interno del quale si stavano bruciando dei cavi con l’intento di ricavarne del rame. Senza contare che pochi giorni prima del furto alcuni rom erano entrati nel Cespevi per chiedere informazioni con fare che aveva destato sospetti.
Marzialetti non sa più a che santo votarsi. Sulla sua scrivania, accanto alle pile di denunce contro ignoti, ci sono molte lettere scritte dagli avvocati per ricordare all’Amministrazione comunale la sentenza del Tar della Toscana del 1999, con la quale si disponeva la chiusura del campo rom. «Qualche anno fa scaricarono montagne di pneumatici all’interno del nostro terreno e l’unica cosa che ha fatto l’Amministrazione – dice il direttore – è stata di pubblicare un’ordinanza speciale nella quale imponeva a noi di sgomberare l’area dai materiali». Pur non indicando mai i rom come responsabili dei tanti furti degli ultimi anni, Marzialetti si dice comunque preoccupato della presenza del campo e della sua recente espansione.
«Una situazione simile a tante altre, in cui i “soliti noti” sono costretti a pagare per i danni dei “soliti ignoti”».
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