Sicurezza
Case popolari, gestione Spes nel mirino
Il presidente: «Funzioniamo bene in tutti i Comuni della provincia, perché le critiche arrivano solo da Pistoia?»
PISTOIA. Nel suo raggio di azione ci sono più di 2 mila immobili sparsi nei 934 chilometri quadrati di dei 22 Comuni del territorio provinciale. Eccetto l’Abetone,infatti, tutte le altre amministrazioni pistoiesi sono socie della Spes: la società per l’edilizia sociale che si occupa della gestione e manutenzione delle case popolari della provincia.
Pistoia, socio di maggioranza relativa, ha una partecipazione diretta del 46,57%. Sarà che è il comune capoluogo, sarà che è socio di maggioranza, seppur relativa, ma Pistoia non può essere considerata “solo” una tre le altre venti amministrazioni comunali che fanno parte della Spes.
È proprio sulla gestione degli immobili in città che ruotano la maggior parte delle critiche dirette all’azienda. Ultime, in termini temporali, quelle rivolte dal consigliere comunale e candidata a sindaco della Lega Nord, Daniela Simionato, secondo la quale la Spes presenta un indebitamento di circa 6 milioni di euro e case invendute per circa 11 milioni.
Attacchi che il presidente dell’azienda Stefano Marini ha rimandato al mittente: «La Spes non ha debiti. Così come non risultano case invendute, a meno che non si vogliano considerare quelle in affitto, poche per la verità, a varie associazioni».
Una delle voci più critiche sull’azione della Spes, senza per questo nascondere anche gli aspetti, tanti, che nell’azienda funzionano a dovere, è il Sunia, il sindacato degli inquilini: «Spes è una macchina complessa, non tanto per il numero degli immobili gestiti, quanto per l’organizzazione delle risorse umane – afferma Davide Innocenti, segretario provinciale Sunia –. Strutturalmente e numericamente è un’azienda sovradimensionata. Sarebbe facile buttarla in demagogia: con onestà intellettuale invece diciamo che ci sono luci ed ombre nella gestione della Spes. Partiamo dagli aspetti positivi: funziona bene l’ufficio inquilinato, ovvero il front-office con l’utente; miglioramenti inoltre sono stati fatti anche per quanto riguarda la manutenzione degli edifici, diventata più veloce sui grandi progetti che intercettano i fondi regionali, ma non abbastanza celere nel caso dei piccoli problemi quotidiani, come la sostituzione di una caldaia».
Accanto alle luci, anche le ombre: da una parte ci sono alcuni inquilini che denunciano lo stato di degrado degli immobili (problemi di sicurezza per le rampe di accesso, degrado delle mura, cattivo funzionamento di ascensori e sistemi di riscaldamento…), dall’altra c’è un “ostacolo” normativo, rappresentato dalla riforma regionale del ’98:
«Con quella riforma la proprietà dei beni e delle funzioni appartenenti alle ex Ater (azienda territoriale per l’edilizia residenziale, ndr) sono passate ai Comuni – spiega Innocenti –. L’idea di fondo era quella di rendere le amministrazioni comunali attori principali degli indirizzi politici di funzionamento delle nuove società di gestione del patrimonio dell’edilizia residenziale, così da sviluppare politiche di edilizia sociale di largo respiro. Purtroppo questa lungimiranza è venuta meno, creando un problema di fondo proprio nei rapporti tra Spes e Comune di Pistoia. La politica dovrebbe quindi tornare a delineare strategie più precise, programmate nel tempo e non basate sui bisogni estemporanei. Su questo scenario si affaccia un altro aspetto da migliorare: gli interventi di ripristino sugli immobili sfitti, interventi spesso troppo lenti che finiscono così col favorire l’occupazione abusiva degli immobili».
Un aspetto quest’ultimo sul quale il presidente della Spes è netto:
«Abbiamo tutto l’interesse a rendere gli appartamenti agibili il più velocemente possibile – afferma Marini -. Se rimangono vuoti non riscuotiamo l’affitto. La verità è che con le risorse a nostra disposizione facciamo il possibile: la media di affitto dei nostri immobili è di 87,60 euro al mese. Mi preme però sottolineare – conclude Marini togliendosi il proverbiale sassolino dalla scarpa - che tutte le critiche che ci piovono addosso hanno un unico comun denominatore: perché la Spes lavora e funziona bene dappertutto tranne che in un solo Comune della Provincia? (il riferimento è a Pistoia, ndr). Eppure la società è la stessa.Pescia, Agliana, Quarrata: nessuno si lamenta del nostro operato. Un motivo ci sarà. Alcune amministrazioni devono capire che la Spes è una loro azienda e che deve esserci maggiore coesione. Laddove abbiamo un rapporto stretto con i rappresentanti istituzionali le cose infatti funzionano nel migliore dei modi».
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