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Pistoia

A vuoto i tentativi di rilancio, Valda è in liquidazione

di Beatrice Faragli
A vuoto i tentativi di rilancio, Valda è in liquidazione

Lo storico maglificio aglianese si prepara a chiudere 40 operai in cassa integrazione a zero ore, poi la mobilità

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AGLIANA. Lo storico maglificio Valda si prepara a chiudere. L'azienda è in liquidazione da febbraio dopo anni di cassa integrazione e tentativi di rilancio. Della struttura affacciata sulla Nuova Pratese non resta che un gigante di mattoni semi abbandonato. Un capolinea arrivato dopo oltre cinquant'anni di attività e successi nel settore della maglieria.

«Finisce la storia di una grande azienda» commenta Michele Gargini della Cgil. Ed è proprio insieme ai sindacati che il titolare della società ha affrontato la crisi mettendo in campo tutti gli strumenti possibili per fronteggiare il crollo della domanda. La situazione però, nel corso di un decennio, è andata via via peggiorando, fino alla definitiva battuta d'arresto di inizio anno.

Nel 2009 per almeno la metà degli operai Valda, circa una ventina, era stata richiesta e adottata la cassa integrazione a rotazione. Una riduzione di orario necessaria a sopportare la diminuzione stagionale delle commesse. Col passare del tempo però il calo produttivo è diventato sempre più pesante. «A febbraio - spiega Gargini - è stata annunciata la messa in liquidazione dell'azienda». Attualmente la quasi totalità dei dipendenti è a casa. Per loro, parliamo di circa 40 operai, è attiva la cassa integrazione a zero ore. «La vicenda - fanno sapere dalla Cgil - è stata affrontata da manuale e abbiamo sempre trovato una risposta immediata e positiva da parte del proprietario».

Sono proprio di questa settimana i dati diffusi da Assindustria sull'andamento delle attività aglianesi. La produzione del manifatturiero locale, nel secondo semestre 2011, ha subìto una flessione del -7,4%. Il dato è ancora più negativo per il tessile. Oltre alle evidenze mostrate dallo studio dell'Associazione industriali, Daniele Gioffredi della Cgil ha poi denunciato aumenti della vertenzialità per il recupero di stipendi e tfr, dei disoccupati usciti dalla mobilità senza un ricollocamento occupazionale e del ricorso agli ammortizzatori sociali.

Agliana non può ancora contare su quell'accenno di ripresa registrato nella vicina Prato: una lenta risalita basata sulla produzione di qualità. «Il cardato ad esempio, prodotto d' eccellenza del distretto pratese, è tornato ad essere richiesto, così come altri tessuti e filati di livello -spiegano gli esperti della Cgil -. Nel settore dell'abbigliamento invece, diffusissimo in territorio aglianese, una grossa fetta di mercato è in mano ai Paesi emergenti che producono a basso costo. Il valore aggiunto enorme su cui le nostre aziende possono ancora contare è rappresentato dalle competenze». La perdita delle professionalità è proprio una delle questioni più preoccupanti per gli assetti futuri delle aziende locali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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