Il Tirreno

Pistoia

Braccio di ferro su servizi e costi dell’azienda di trasporti Copit

di Luca Giuntini

Scambio di accuse, con tanto di ricorsi al Tar, tra la società, la Provincia e il Comune di Montecatini Nel mirino da un lato l’efficienza delle corse e dall’altro la spesa di gestione in continuo aumento

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PISTOIA. Ok, il prezzo è giusto. Ma deciderlo toccherà al tribunale. La “guerra” sul perché il Copit, l’azienda di trasporto pubblico urbano ed extraurbano, vada male e abbia i conti in rosso (il 2010 si è chiuso con una perdita di 892 mila euro, il 2009 con un deficit di 1 milione e mezzo di euro), è tutta in una parola: corrispettivo. Ovvero gli euro che Comuni e Province sul cui territorio transitano gli autobus del Copit riconoscono all’azienda per sostenere il servizio di trasporto pubblico. E intanto dal prossimo aprile si preannunciano altri “tagli” sulle linee: «Non saranno pesanti come quelli del maggio 2011 – assicura l’assessore ai trasporti della provincia Cardelli –. Più che tagli parlerei di aggiustamenti». La guerra di cui parlavamo è appunto quella tra Copit e Provincia che si trovano su posizioni opposte di fronte ai giudici del Tar. Oggetto del contendere: quattro delibere con cui la Provincia, tra il 2010 e il 2011, ha obbligato Copit a continuare il servizio di trasporto anche a contratto scaduto. Delibere che la Provincia ha preso perché il contratto di servizio in virtù del quale Blubus (cioè l'alleanza Copit-Lazzi) curava i trasporti pubblici in provincia, era scaduto a giugno 2010. Nel frattempo però gli autobus dovevano continuare a viaggiare: di qui i ripetuti “atti impositivi” decisi dalla Provincia. Delibere però che Blubus ha impugnato di fronte al Tar, ritenendole illegittime. Sul banco degli imputati anche il Comune di Montecatini, ma non quello di Pistoia. Copit in pratica non contesta di essere stato obbligato a far viaggiare i suoi autobus quando il contratto era ormai scaduto, perché l'eventualità è prevista da un regolamento europeo. Il problema, secondo l’azienda, è il corrispettivo che le viene riconosciuto per sostenere il servizio e che non tiene conto dell'andamento dei costi che l’azienda deve sostenere (aumento dell’inflazione, del costo del carburante…). Questo è anche il motivo per cui di fronte al Tar, Blubus non ha chiamato il Comune di Pistoia, ma la Provincia e il Comune di Montecatini. Entrambi, infatti, hanno utilizzato lo stesso criterio per definire il compenso spettante a Blubus, un criterio che si basa sui corrispettivi storici del servizio e che quindi – sempre secondo l'azienda – sottovaluta l’aumento dei costi che c'è stato in tutti questi anni. Il Comune di Pistoia, viceversa, ha utilizzato un computo dei costi reali con cui l'azienda ha a che fare. Una differenza che lo stesso Del Santo definisce “sostanziosa”.

In attesa del responso del giudice ognuno però rimane fermo sulle proprie posizioni: da una parte l’assessore ai trasporti della Provincia Carlo Cardelli che sostiene come «Copit, secondo gli standard regionali, abbia un’efficienza minore rispetto alla media delle altre aziende di trasporto pubblico della Toscana» e che riportare tutti i mali dell’azienda sotto il problema dell’inadeguatezza del corrispettivo è “riduttivo”. Dall’altra parte c’è Luciano Del Santo, presidente Copit, che si dice “amareggiato” dalle parole dell’assessore e che bolla come “completamente falsi” i suoi ragionamenti perché «l’efficienza di un’azienda come Copit deve essere valutata in base ai costi di produzione, non sul risultato di bilancio. E i costi unitari per chilometro sono sotto la media regionale. Tant’è vero –conclude Del Santo – che se per il bando di trasporto regionale del 2013 (al quale Copit partecipa all’interno della Ctt, ndr) la Regione stabilirà un corrispettivo su livelli standard, il bilancio di Copit andrà in pareggio automaticamente, se non in utile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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