Il Tirreno

Pistoia

Strage di cani e gatti, si cerca il veleno

di Beatrice Faragli
Strage di cani e gatti, si cerca il veleno

Testimonianza-choc del titolare della tenuta La Costaglia: trovati morti un cucciolo di labrador, un altro cane e molti felini

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QUARRATA. Venti chili di tenerezza nascosti da un lucido manto color cioccolato e due occhi vispi che non avevano bisogno d'altro per ottenere coccole e cibo a volontà. Ugo, splendido cucciolo labrador di appena 6 mesi, è morto lo scorso 8 marzo in poco meno di 40 minuti. La stessa sorte, qualche giorno dopo, è toccata a un altro cane della zona.

Dai campi intorno a villa La Costaglia sono spariti anche una quindicina di gatti. Alcuni corpi sono stati ritrovati proprio in questa settimana. Il sospetto è che gli animali siano stati avvelenati. Andrea Baldi Papini, il fedele compagno umano di Ugo, ne è convinto: «Si tratta di polpette mortali» dice. La sua famiglia è proprietaria della tenuta quarratina e lui, adesso, è pronto a denunciare la morte del cucciolo alla Forestale.

«Giovedì scorso ho portato il mio cane a fare la passeggiata, come avevo fatto tante altre volte – racconta – erano le 2 del pomeriggio. L'ho perso di vista 5 minuti. Quando è tornato aveva il fiatone allora ho pensato di portarlo a bere ma lui non è riuscito nemmeno a saltare un piccolo fossetto. Le gambine erano già rigide. Non ce la faceva a stare in piedi. L'ho preso in braccio e l'ho portato alla macchina». Una corsa di trecento metri col labrador stretto al petto, poi il viaggio fino alla clinica veterinaria di Prato. Il cane è spirato mentre lo stavano intubando. «Cinque giorni fa – continua Baldi Papini – è capitata la stessa cosa a un'altra famiglia della Fratta (caseggiati vicini alla villa, ndr). Anche il loro cane è morto tra le convulsioni. Quando è successo a me non ho avuto la lucidità di chiedere ai veterinari di prelevare del succo gastrico per fare i dovuti accertamenti. Ho preso Ugo e l'ho riportato a casa. L'ho seppellito nel boschetto, davanti alla cappella di famiglia. Nei giorni successivi però, ho scoperto che nei casi di sospetto avvelenamento dovrebbero essere predisposti tutti gli accorgimenti necessari a chiarire la natura della morte. Sicuramente c'è stata una leggerezza da parte di chi ha preso in cura Ugo visto che siamo in presenza di un reato. La Protezione animale mi ha detto di far analizzare uno dei gatti trovati nella zona. Forse così riusciremo a capire se si tratti o meno di avvelenamento ma non è detto che la sostanza sia ancora rintracciabile. Il veleno per topi è comunque da escludere. Il mio cane infatti pesava 20 chili e non sarebbe certamente morto in 40 minuti. La situazione non lascia spazio ai dubbi, sono troppe le coincidenze venute fuori in questo periodo».

Fino all'inizio di marzo erano circa quindici i felini pronti a radunarsi ogni giorno intorno alla casa colonica disabitata che sorge a poche decine di metri dalla villa. Oggi, nell'area, non c'è più alcuna traccia di gatti vivi. Solo corpi restituiti, a volte, dall'erba. «Non possiamo stare tranquilli neppure a casa» ripete Baldi. I terreni sono facilmente raggiungibili a piedi e il rischio che altri animali del vicinato possano correre il pericolo mortale è alto. Un cane, alla Fratta, è già morto tra rigidità e convulsioni. Senza rintracciare la causa dei decessi infine non è possibile escludere nessuna ipotesi e c'è preoccupazione, oltre che per gli amici a quattro zampe, anche per la salute umana. «Abbiamo cercato le polpette in giro ma senza risultati, almeno per adesso. Continueremo a cercare» spiega il giovane.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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