Il Tirreno

Pistoia

Il Pronto soccorso scoppia: ecco perché

di Beatrice Faragli
Il Pronto soccorso scoppia: ecco perché

Mancano medici, ortopedici, chirurghi e posti letto, mentre più di un paziente su cinque dovrebbe rivolgersi altrove

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PISTOIA. Pronto soccorso affollato e tempi lunghi d’attesa: colpa delle carenze interne e delle cattive abitudini cittadine.

I pistoiesi che si rivolgono al servizio per una febbre fastidiosa o un piccolo trauma sono in aumento. Quasi il 21% dei 55mila utenti registrati nel 2011 avrebbero potuto tranquillamente affidarsi alle cure del dottore di famiglia o della guardia medica. E invece in 11.309, lo scorso anno, hanno deciso di andare al Ceppo.

Gli accessi per i cosiddetti codici bianchi e azzurri, quelli della “non urgenza”, sono cresciuti di circa il 5% rispetto al 2010. Preoccupazione e ansia per eventuali complicazioni spingono i pistoiesi a rivolgersi direttamente al presidio d’emergenza. Ogni giorno il pronto soccorso conta 150 accessi, tra cui 50 “barellati”. Il picco settimanale si registra il lunedì. Quello giornaliero, invece, nel pomeriggio.

«I tempi del pronto soccorso di Pistoia – spiega il direttore Andrea Cai – rispettano gli standard regionali nel 99% dei casi (ovviamente le emergenze sono trattate nell’immediato, ndr). Resta sicuramente da migliorare la presa in carico iniziale del paziente per i codici gialli e verdi». D’altra parte con un medico in meno rispetto al numero indicato dalla Regione nel 2008, il rischio di un’attesa che superi di gran lunga le aspettative del paziente è sempre dietro l’angolo. L’anno scorso il servizio ha lavorato in affanno contando su 3 professionisti la mattina, 3 il pomeriggio e 2 la notte contro una stima ideale di 4, 4 e 2.

Oggi il pronto soccorso ha recuperato un dottore ma l’organico resta comunque sotto la previsione indicata. « I vincoli della finanziaria non c’hanno aiutato – dice Cai – quel medico che ancora manca coincide con 10, 15 pazienti in meno visitati durante la mattinata. La carenza è sopportabile ma sotto questo limite – avverte il direttore – non si può scendere. Noi speriamo in un adeguamento del personale. Abbiamo già avanzato la richiesta all’azienda. Il direttore sanitario è a conoscenza del problema».

Alle ristrettezze dell’area d’emergenza si sommano poi quelle dell’intero ospedale del Ceppo. L’ortopedico, ad esempio, è una figura richiestissima dai pazienti ma è anche “merce” rara. Un solo professionista si trova così a gestire contemporaneamente reparto e pronto soccorso. Senza contare poi la chiamata improvvisa in sala operatoria. «In questo ambito – conferma Cai – c’è molta carenza di personale: di ortopedici se ne trovano sempre meno».

A far aumentare i tempi d’attesa incidono anche i posti letto: ormai preziosi come l’oro. «La soluzione – spiega il direttore – viene trovata nel giro di 3-4 ore attraverso l’uso di letti aggiuntivi. Certo è che il problema dei posti esiste: non possono continuare a ridurli».

Questa soluzione-tampone però, fatta di letti sempre più vicini l’uno all’altro, non convince alcuni addetti ai lavori che denunciano la mancanza degli spazi necessari a gestire eventuali emergenze in reparto.

Anche le cattive abitudini dei cittadini, infine, gravano pesantemente sui tempi d’attesa del pronto soccorso. «Nei casi dei piccoli traumi – spiega la caposala Nicoletta Corsi – il medico di famiglia è più che sufficiente. Sarà lui a valutare ed eventualmente a fare la richiesta per una radiografia urgente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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