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Ambulatori aperti anche la notte, i medici di famiglia: «Inattuabile»
No al progetto al vaglio dei tecnici del ministero per rendere attivi i presidi sul territorio 24 ore su 24 Il segretario della Fimmg: «Ogni ipotesi fatta sulla carta deve essere poi verificata nella realtà»
PISTOIA. Ambulatori aperti anche di notte e nel weekend per i medici di famiglia: «Un piano improponibile» secondo il segretario della Fimmg Pistoia. «Nelle attuali condizioni – spiega Beppino Montalti, segretario dei medici di famiglia – il progetto non è attuabile».
La rivoluzione, al vaglio dei tecnici del Ministero e dei sindacati, prevederebbe studi attivi 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Una vera e propria boccata d'ossigeno per il pronto soccorso pistoiese. I cittadini potrebbero infatti usufruire di un presìdio sempre in funzione e a pochi passi da casa. Secondo Montalti però, stando alla fotografia attuale della realtà italiana e, più in dettaglio, di quella provinciale, il piano non avrebbe alcuna prospettiva d'accoglimento da parte dei dottori di famiglia. «Lavorare a queste condizioni d'apertura in una situazione fatta di piccoli ambulatori singoli, divisi l'uno dall'altro e sparsi sul territorio, non è possibile. Ogni dettaglio della proposta – precisa tuttavia il segretario pistoiese della Fimmg –dev'essere approfondito. Solo dopo potremo dare un giudizio definitivo. Abbiamo già firmato un accordo di massima per lavorare sul progetto, quindi la volontà di capire e trovare la soluzione migliore c'è. Ogni ipotesi fatta sulla carta però deve necessariamente fare i conti con la realtà attuale».
La discussione, dunque, è in corso. «Il piano - precisa Montalti - potrà essere realmente preso in considerazione solo se declinato a livello di grandi ambulatori capaci di riunire professionisti, infermieri e personale di segreteria e garantire collegamenti efficienti con le altre strutture del territorio».
Il progetto sostenuto dal ministro della sanità Renato Balduzzi mira proprio al modello del maxi polo ambulatoriale: le cosiddette aggregazioni funzionali territoriali. «Per accogliere 15, 20 medici in un solo luogo - ripete Montalti - occorre una struttura adeguata». Occorrono cioè grandi investimenti. La questione è quindi complessa e oltre alla garanzia di una condizione lavorativa accettabile per i dottori di base coinvolge anche la concreta realizzazione degli spazi necessari agli studi prospettati.
Il segretario provinciale Fimmg pone inoltre l'accento su un'altra criticità, tanto italiana quanto pistoiese: la mancanza dei medici di base. Nessuno, o quasi, sembra più disposto a intraprendere il mestiere del buon vecchio dottore di famiglia. «E' una professione che ormai viene scelta sempre meno. Nel giro di pochi anni a Pistoia - spiega Montalti - ci saranno molti pensionamenti ma nessun ricambio adeguato a colmare questo vuoto». La Provincia, quindi, dovrà fare i conti con la carenza di quei professionisti capaci, finora, di garantire proprio la presenza territoriale che i governi nazionali e regionali vorrebbero potenziare.
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