Gioco
San Pierino, furti a raffica nelle case e nelle aziende
Cinque “visite” in una settimana tra via Ombrone Vecchio e via Ponte a Iovi Le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli in tutta la pianura
Solo in questa settimana hanno messo a segno almeno cinque colpi nella zona di San Pierino Casa al Vescovo, fra via Ombrone Vecchio e via Ponte a Iovi. Visto come si muovono, si possono ribattezzare la "banda dei manici di secchio" ed hanno una particolarità: nessuno è mai riuscito a vederli e a sentirne l'accento.
«E' il nuovo Bronx», ripete più volte Alessandro Poli, vivaista della zona che ha deciso di metterci la faccia e, la stessa frase, è ripetuta anche dai suoi operai. In un anno, la sua abitazione è stata visitata dai ladri ben cinque volte: nel frattempo ha rinforzato gli infissi, poi ha installato l'allarme e adesso è pronto a mettere anche le telecamere,«sperando che possa servire a qualcosa», spiega quasi sconsolato.
Era lunedì notte quando la "banda dei manici di secchio" è entrata in azione lungo via Ombrone Vecchio. «Ho sentito dei rumori intorno all'una di notte - racconta Alessandro Poli - un orario insolito per tentare uno scasso: stavo dormendo ma è suonato l'allarme e così mi sono svegliato di soprassalto. In casa non c'era nessuno e nell'ufficio ho trovato finestra e persiana aperta e tanta confusione: fortunatamente non hanno portato via nulla».
Una serata di lavoro per la banda di scassinatori, terminata però con un nulla di fatto e, soprattutto, senza essere visti. «Dopo quanto segnalato dagli abitanti di Bonelle ’80 sui giornali - prosegue Poli - le forze dell'ordine hanno deciso di intensificare i controlli e, quando ho sentito suonare l'allarme, ho immediatamente chiamato il 113. La cosa curiosa è che mi hanno risposto: “Abbiamo tre pattuglie in giro nella zona dall'una alle sei per verificare che tutto sia apposto” e io gli ho risposto che qui avevano già colpito».
La famiglia Poli è oramai esasperata visto che è allo scasso numero cinque da inizio 2011. «Sono riusciti a portarci via una tv e un computer a febbraio - conclude Alessandro Poli - ma la volta che ho corso il maggior pericolo è stata ad inizio primavera 2011 quando, rincasando un sabato sera, ho visto nel piazzale un uomo mingherlino con un cappuccio in testa e credevo fosse mio figlio. L'ho chiamato ma non mi rispondeva e allora ho capito che c'era qualcosa che non andava: è iniziato un inseguimento a piedi e gli ho urlato "fermati o ti sparo" anche se di armi non ne avevo. Si è girato e mi ha detto con accento straniero: "provaci se hai coraggio". Si muovono astutamente perché conoscono tutti i nostri movimenti e ci guardano quotidianamente».
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