Il Tirreno

Pistoia

Muro contro muro torna lo scontro sul piano Repower

Muro contro muro torna lo scontro sul piano Repower

Industriali, artigiani, commercianti, sindacati, tutti uniti contro chi si oppone alla nuova centrale elettrica a metano

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PISTOIA. Mentre si avvicina la decisione finale della Regione sull’impatto ambientale della centrale termoelettrica a metano che la Repower vorrebbe realizzare nell’ex stabilimento Radicifil, prende nuovamente fuoco il confronto in città tra i sostenitori del progetto e i suoi avversari. Questi ultimi – Coldiretti, in prima fila, insieme a Legambiente e Comitati ambientalisti della piana – hanno ribadito (verdi articolo a fianco) le ragioni della loro contrarietà all’impianto.

Sull’altro fronte, Associazione industriali, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Unione Provinciale Agricoltori, Legacoop, Confcooperative e i tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, hanno stilato ieri un durissimo documento che ribadisce l’assenza di motivazioni concrete da parte di chi si oppone al nuovo impianto. Ma che alla fine, comunque, lascia una porta aperta al confronto, sulla base dei risultati dell’esame della Regione.

Esame che – lo ripetiamo – non è ancora concluso. Le indiscrezioni parlano comunque dell’emergere di alcuni problemi relativi soprattutto all’inquadramento del progetto dal punto di vista dei vincoli idrogeologici presenti nella zona in riferimento non tanto al corpo della nuova centrale quanto di un edificio previsto a servizio.

«Gli antagonisti alla reindustrializzazione e al rilancio economico di questo territorio – esordisce il documento di associazioni di categoria e sindacati – sono agguerriti ed organizzati, hanno una rete che si dirama legando insieme fondamentalismi e interessi economici, con una strategia che mira a creare allarmismi, alimentati ad arte e strumentalizzati per fini che nulla hanno a che fare con tematiche ambientali o sociali, ed opposte tifoserie che non si fondano su dati oggettivi».

In realtà «il conflitto - continua il documento – sta tra chi vuole provare a uscire dalla crisi e chi teme il cambiamento. Nello specifico del caso del progetto Repower, i pochi che si oppongono non hanno motivazioni plausibili».

Il rischio di un aumento dell’inquinamento sarebbe trascurabile visto che l’impianto è a metano, risulta essere controllato e di ultima generazione e «sorge in un'area industriale accanto all'autostrada». Inoltre il ciclo produttivo «risulta essere a circuito chiuso e prevede meno acqua di quella dell'industria precedente».

Le minacce al turismo sarebbero poco consistenti, visto che «in realtà si tratta di un intervento di riqualificazione di un'area industriale dismessa».

I posti di lavoro sono pochi?

»Lo spieghino bene alle decine di famiglie di cassintegrati che avranno un posto di lavoro, alle famiglie dei lavoratori e imprenditori delle aziende che lavoreranno alla costruzione dell'impianto prima e nell'indotto poi, e di quelle che si insedieranno nell'area proprio grazie alla centrale».

In realtà, secondo i firmatari del documento, gli avversari della centrale fanno leva solo su non ben definite paure.

«Nel rispetto di tutte le opinioni – conclude il documento – anche quelle diverse dalle nostre, e delle regole del nostro ordinamento, che valgono per tutti, noi crediamo che si debbano creare le condizioni perché Pistoia possa tornare a crescere. Altri no. Riteniamo sia necessario tenere conto della prossima decisione che arriverà dalla Regione Toscana , riguardo alla valutazione di impatto ambientale, e subito dopo incontrare tutti i soggetti interessati, favorevoli e non, per una rivalutazione congiunta, regionale e locale, che esamini la situazione in modo oggettivo, tenendo soprattutto conto della situazione economica locale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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