Il Tirreno

Pistoia

Sorpresa, Medicina continua a crescere

di Elisa Valentini
Sorpresa, Medicina continua a crescere

Il reparto è il fiore all’occhiello del Pacini. Punti deboli: gli specialisti devono arrivare da altri ospedali

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MARCELLO

Una sicurezza per gli abitanti della montagna, ma anche un riferimento per l'intera Provincia. È il reparto Medicina dell'ospedale Pacini, una perla montana di cui l'Asl 3 di Pistoia va davvero fiera. Parlare di eccellenza può suonare strano per un presidio sempre nell'occhio del ciclone. La Medicina, tuttavia, estranea da ogni polemica sul "giallo Pacini", procede indisturbata con ottimi risultati nel presente e prospettive in crescita per il futuro.

«La Medicina della montagna insegna alla piana – ha affermato Scarafuggi nella recente assemblea – funziona regolarmente per i residenti locali e fa da supporto nell'eccesso di ricoveri della piana. I pazienti escono soddisfatti ed il servizio offerto è di ottima qualità, in base ad un modello che pensiamo di replicare a Pistoia». In che termini si misura questo successo? Quali i segreti? Lo abbiamo chiesto al dottor Massimo Giusti, direttore dell’unità operativa 3 Medicina che rappresenta il cavallo di battaglia nonché l'area più cospicua di produzione del Pacini.

«A San Marcello si registrano dagli 850 ai 900 ricoveri medici ordinari l'anno, cui si aggiungono altri 400 in osservazione breve – spiega – un dato notevole per un presidio di piccole dimensioni. Nel 2011 abbiamo svolto anche 5.500 prestazioni ambulatoriali per esterni (200 in più del 2010), oltre alle circa 7mila per interni. Il 97-98% dei ricoverati sono residenti montani, a prova di una risposta soddisfacente ai bisogni assistenziali del territorio». Insomma, in medicina si lavora a pieno ritmo. Attiva 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno, garantisce un'ottima produttività coi suoi 24 posti letto, distribuiti su 8 camere. Il reparto, o meglio, l'area medica - come preferisce chiamarla il dottor Giusti viste le numerose attività specialistiche che vi si svolgono in assenza di unità operative specificamente adibite - occupa il 2° piano dell'edificio. Entrando, l'atmosfera è subito familiare sin dall'estetica.

Oltre alle camere, vi sono 1 ambulatorio per ecografie ed altre attività, una sala poltrone per visite e terapie, una stanza per l'attività ambulatoriale giornaliera. La familiarità è anche il principio che ispira il personale - 8 medici, 16 infermieri e 4 Oss - nei rapporti interni e col paziente. «C'è un'ottima base di relazione -comunicazione – spiega l'infermiera coordinatrice Cristina Avere – al Pacini si lavora come una squadra. Il forte senso di appartenenza lega medici ed infermieri che, oltre alla professionalità, curano la comunicazione col paziente e la famiglia».

Gli 8 medici trattano varie patologie (cardiacovascolari, respiratorie, endocrinologiche, reumatologiche, ematologiche) e curano molto la parte educativa al paziente, utile nella fase post-ospedaliera. La continuità assistenziale è garantita dalle nuove figure del medico tutor mensile e dell'infermiere di riferimento che segue il paziente per tutto il percorso. Ma anche le eccellenze hanno alcuni punti deboli.

«Anzitutto la mancanza fisica di specialisti in loco – prosegue Giusti – per il Pacini sarà sempre più importante far rete con la piana, uscendo da una sorta di isolamento che lo ha caratterizzato per molto tempo. Una volta c'erano addirittura la maternità e la rianimazione, ma i nuovi standard non permettono più di mantenere tutto qui, anche per la tutela del paziente. Si lavorerà sempre per percorsi trasversali, col supporto della telemedicina e alla luce del nuovo piano socio-sanitario». Se l'efficienza delle strutture extra-ospedaliere sul territorio è da migliorare, ottimi e frequenti sono i rapporti coi medici di famiglia coi quali si organizzano incontri periodici di discussione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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