Il Tirreno

Pistoia

Summit sulla nuova questura negata

Summit sulla nuova questura negata

Il sindaco convoca parlamentari, consiglieri regionali e presidente della Provincia dopo il dietrofront del ministero

2 MINUTI DI LETTURA





Il cantiere nell’area ex Breda non si ferma e, con esso, la protesta e lo sconforto delle istituzioni cittadine per una ferita aperta dalla lettera del ministero dell’Interno datata 24 febbraio che, in pratica, priva la questura, polizia stradale e prefettura della possibilità di diventare i nuovi inquilini del complesso.

Ieri mattina, il sindaco Renzo Berti ha voluto fare ulteriore chiarezza sulla vicenda e sulla posizione dell’amministrazione, annunciando, inoltre, che per venerdì prossimo è stato convocato un incontro con i sindaci, la presidente della Provincia, i parlamentari e consiglieri regionali proprio per informarli adeguatamente della situazione. «Ho sentito qualche parola di troppo e non vorrei che, nel momento in cui faccio un appello all’unità della città, ci fosse chi, in prossimità delle elezioni, vuole fare sciacallaggio», ha detto riferendosi alle accuse mosse dal consigliere Alessio Bartolomei.

Appoggiandosi ad un memorandum sintetico, il sindaco ha voluto ripercorrere le tappe che hanno portato alla genesi e allo sviluppo di un progetto strutturalmente importante. Dal primo tassello del 1999 con la Conferenza dei Servizi indetta presso la prefettura di Pistoia al successivo bando di gara vinto dalla società cooperativa Cmsa che prevedeva la destinazione dell’edificio esclusivamente per la questura e la Polstrada e quindi non per uffici generici. Da questo punto, fra adeguamenti del canone d’affitto, firmati e quindi validati dall’Agenzia del Demanio, e ridimensionamenti della superficie lorda complessiva, si passa al 2009, quando il Comune perde il diritto di riacquistare la proprietà, come stabilito dall’articolo 6 del patto di intesa firmato da tutte le parti in causa, passando il testimone alla società e allo Stato.

Da quel punto ad oggi, il passo è stato fin troppo breve. «Il problema vero è rappresentato dall’articolo 7 del patto, quando si afferma che in qualunque momento lo Stato avesse la necessità, il complesso potrà essere adibito a nuova destinazione. Oggi, che siamo a ridosso della conclusione dei lavori, ci troviamo addosso un vestito cucito su misura. Non voglio nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi del venir meno di questa prospettiva perché avrebbe effetti deflagranti sotto molti profili. Lo Stato deve onorare i suoi impegni e c’è bisogno che le forze del territorio si uniscano per reclamare questo».

Interrompere i lavori comporterebbe perdite reali, oltre che di immagine, sia per lo Stato, che ha investito fin qui 22 milioni di euro sia, soprattutto, per l’azienda che, dopo aver investito ingenti capitali, si troverebbe a gestire uno stabile senza destinazione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa